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	<title>newton.logg&#187; &#187; Energia</title>
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	<description>&#124; Tutte le news e le curiosità dal mondo della tecnologia e delle scienze</description>
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		<title>Planet Solar, il catamarano ad energia solare</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:02:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata presentata a Kiel in Germania, nei cantieri dove è stata costruita, Planet Solar, la barca ad energia solare che proverà a fare il giro del mondo.
Planet Solar è un catamarano lungo 31 metri e largo 23, 35, se si calcolano i flaps, con 500 metri quadri di pannelli fotovoltaici (più di due campi da tennis) con una resa del 22%, molto rispetto a quella dei pannelli tradizionali, che si aggira intorno al 17%. L&#8217;energia prodotta dal sole sarà immagazzinata in batterie, per permettere la navigazione anche in caso di mancanza di sole, per ben tre giorni.
Disegnata dall&#8217;ingegnere svizzero [<a href="http://newton.logg.it/2010/03/01/planet-solar-il-catamarano-ad-energia-solare/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1269" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/PlanetSolar-boat-4-500px.jpg"><img class="size-medium wp-image-1269" title="Planet Solar" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/PlanetSolar-boat-4-500px-400x212.jpg" alt="Planet Solar" width="400" height="212" /></a><p class="wp-caption-text">Planet Solar</p></div>
<p>E&#8217; stata presentata a Kiel in Germania, nei cantieri dove è stata costruita, Planet Solar, la barca ad energia solare che proverà a fare il giro del mondo.</p>
<p>Planet Solar è un catamarano lungo 31 metri e largo 23, 35, se si calcolano i flaps, con 500 metri quadri di pannelli fotovoltaici (più di due campi da tennis) con una resa del 22%, molto rispetto a quella dei pannelli tradizionali, che si aggira intorno al 17%. L&#8217;energia prodotta dal sole sarà immagazzinata in batterie, per permettere la navigazione anche in caso di mancanza di sole, per ben tre giorni.</p>
<p>Disegnata dall&#8217;ingegnere svizzero Raphael Domjan, presidente e skipper, la barca può arrivare alla velocità di 14 nodi (25 km/h), con una velocità di crociera di 8 nodi, con la sola alimentazione del sole. L&#8217;unica fonte d&#8217;energia diversa dal solare disponibile sulla barca è il gas per far funzionare i fornelli della cucina.</p>
<p>Planet Solar è stato creato per un equipaggio di due persone, ma può ospitare fino a 200 persone, durante il tour dimostrativo.</p>
<p>Entro aprile è previsto il varo e i test in acqua, mentre il primo viaggio è previsto per maggio.</p>
<p>Nel 2011 Planet Solar salèperà per il giro del mondo, a tappe, utilizzando esclusivamente l&#8217;energia solare. La rotta è stata studiata per essere quanto più vicina possibile all&#8217;equatore, per avere il massimo di luce solare. Si tratta di un percorso lungo oltre 40.000 km, della durata di 140 giorni, che attraverserà l&#8217;Oceano Atlantico, il Canale di Panama, l&#8217;Oceano Pacifico, l&#8217;Oceano Indiano e il Canale di Suez, per tornare al Mediterraneo.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Planet Solar" href="http://www.planetsolar.org/" target="_blank">Planet Solar</a></p>


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		<title>Powermat avanza sulle batterie ricaricabili senza fili</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Feb 2010 14:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Powermat ha portato al MWC una serie di novità rispetto al proprio sistema di ricarica senza fili dei dispositivi portatili.
L&#8217;idea di fondo è quella di fornire una piastra sulla quale appoggiare i propri gadget che provvederà a ricaricarne la batteria per induzione elettromagnetica.
Dopo la fase iniziale in cui occoreva applicare ai dispositivi una placca apposita, ora Powermat ha presentato 15 modelli di batterie in cui ha integrato il chip e la bobina che &#8220;acchiappa&#8221; le onde elettromagnetiche in forma super-miniaturizzata. Le nuove batterie hanno esattamente le stesse dimensioni di quelle normali ma sono abilitate al Powermat: basterà quindi sostituirle nel [<a href="http://newton.logg.it/2010/02/28/powermat-avanza-sulle-batterie-ricaricabili-senza-fili/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="powermat" href="http://www.powermat.com" target="_blank">Powermat</a> ha portato al MWC una serie di novità rispetto al proprio sistema di ricarica senza fili dei dispositivi portatili.</p>
<div id="attachment_1263" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/powermat-battery.jpg"><img class="size-full wp-image-1263" title="Batteria Powermat" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/powermat-battery.jpg" alt="Batteria Powermat" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Batteria Powermat</p></div>
<p>L&#8217;idea di fondo è quella di fornire una piastra sulla quale appoggiare i propri gadget che provvederà a ricaricarne la batteria per induzione elettromagnetica.</p>
<div id="attachment_1264" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/powermat-two-devices.jpg"><img class="size-full wp-image-1264" title="Piastra di ricarica Powermat" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/powermat-two-devices.jpg" alt="Piastra di ricarica Powermat" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Piastra di ricarica Powermat</p></div>
<p>Dopo la fase iniziale in cui occoreva applicare ai dispositivi una placca apposita, ora Powermat ha presentato 15 modelli di batterie in cui ha integrato il chip e la bobina che &#8220;acchiappa&#8221; le onde elettromagnetiche in forma super-miniaturizzata. Le nuove batterie hanno esattamente le stesse dimensioni di quelle normali ma sono abilitate al Powermat: basterà quindi sostituirle nel dispositivo e il gioco è fatto.</p>
<p>In particolare queste nuove batterie sono disponibili per una quindicina di smartphone tra i più venduti di Nokia, Samsung, LG, HTC, BlackBerry e verranno vendute a 30-40 € insieme alle cover posteriori.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://newton.logg.it/2010/02/28/powermat-avanza-sulle-batterie-ricaricabili-senza-fili/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Il passo successivo secondo Powermat è inserire direttamente i componenti Powermat all&#8217;interno dei dispositivi e per questo l&#8217;azienda sta dialogando con i diversi costruttori. Nel video una demo.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="ubergizmo" href="http://www.ubergizmo.com/15/archives/2010/02/powermat_enable_wireless_charging_without_compromises.html" target="_blank">ubergizmo</a>]</p>


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		<title>Poste italiane si affida al &#8220;free duck&#8221; quadriciclo elettrico</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Feb 2010 08:29:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il programma di Poste Italiane entra nel vivo: i portalettere saranno dotati di quadricicli elettrici per la consegna della posta.
La sperimentazione parte a Perugia nel 2008 con 57 quadricicli, si estende oggi a Milano ed arriverà entro il 2010 anche a Monza, Brescia, Pavia, Mantova, Como e Gallarate, dopo essere stato adottato in altre 16 città italiane, come Bologna.
Free Duck è un un quadriciclo leggero omologato per due persone (178 cm di lunghezza per 96 di larghezza), dotato di un motore elettrico ed uno tradizionale di piccola cilindrata (usato solo come generatore per ricaricare le batterie), ha un’autonomia di 50 km se [<a href="http://newton.logg.it/2010/02/08/poste-italiane-si-affida-al-free-duck-quadriciclo-elettrico/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1175" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/Free-Duck.jpg"><img class="size-full wp-image-1175" title="Free Duck" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/Free-Duck.jpg" alt="Free Duck" width="300" height="230" /></a><p class="wp-caption-text">Free Duck</p></div>
<p>Il programma di <a title="opste italiane" href="http://www.poste.it" target="_blank">Poste Italiane</a> entra nel vivo: i portalettere saranno dotati di quadricicli elettrici per la consegna della posta.</p>
<p>La sperimentazione parte a Perugia nel 2008 con 57 quadricicli, si estende oggi a Milano ed arriverà entro il 2010 anche a Monza, Brescia, Pavia, Mantova, Como e Gallarate, dopo essere stato adottato in altre 16 città italiane, come Bologna.</p>
<p>Free Duck è un un quadriciclo leggero omologato per due persone (178 cm di lunghezza per 96 di larghezza), dotato di un motore elettrico ed uno tradizionale di piccola cilindrata (usato solo come generatore per ricaricare le batterie), ha un’autonomia di 50 km se utilizzato a trazione elettrica e di 300 km se ibrida.</p>
<p>Realizzato da <a title="ducati energia" href="http://www.ducatienergia.it/" target="_blank">Ducati Energia</a> “Free Duck” nasce dal progetto “Green Post”, promosso dall’Unione Europea per diminuire l’impatto ambientale dei mezzi di recapito nel quadro del programma “Intelligent Energy for Europe”. Nel programma, di cui Poste Italiane è leader, sono coinvolti anche operatori postali di Belgio e Ungheria, PostEurop, Legambiente, Ducati Energia e le Università di Perugia e di Rousse (Bulgaria).</p>
<p>La scelta del Free Duck è stata effettuata da Poste italiane sulla base di valutazioni che tengono conto della sicurezza sul lavoro e di caratteristiche tecniche, come una velocità controllata, quattro ruote con freni a disco e sagoma tale da assicurare un’ampia flessibilità di circolazione.</p>
<p>L&#8217;unico aspetto negativo ci sembra un design francamente migliorabile (la società costruttrice parla di &#8220;veste accattivante&#8221;) e un&#8217;ergonomia non al massimo livello. Nonostante ciò i benefici dell&#8217;introduzione di questo vei colo saranno molti, sia per il comfort dei portalettere, sia per l&#8217;ambiente, visto che vanno a sostituire dei normali ciclomotori.</p>
<p>Approfondimenti: <a title="repubblica.it" href="http://milano.repubblica.it/dettaglio/Da-oggi-i-postini-milanesiviaggiano-in-Free-Duck-Foto/1851598?ref=rephp" target="_blank">Repubblica.it</a>, <a title="rinnovabili.it" href="http://www.rinnovabili.it/free-duck-il-quadriciclo-ibrido-per-i-postini-eco-coscienziosi-701545" target="_blank">Rinnovabili.it</a></p>


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		<title>Batteri geneticamente modificati per produrre biodiesel</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 08:22:17 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Novità sulla produzione di biocarburanti dagli Stati Uniti. I ricercatori del Joint BioEnergy Institute (JBEI) hanno pubblicato su Nature uno studio su batteri geneticamente modificati per produrre biodiesel.
Il problema dei biocarburanti è che attualmente si ricava bioetanolo da vegetali ricchi di zuccheri, come cereali, colture zuccherine come la canna da zucchero, vinacce e gli amidacei. L&#8217;utilizzo dei prodotti agricoli per produrre combustibile entra quindi in conflitto con l&#8217;uso alimentare degli stessi.
L&#8217;importanza della scoperta degli scienziati californiani è aver modificato l&#8217;Escherichia coli, un batterio che vive anche nell&#8217;intestino umano, per fargli produrre enzimi che facciano fermentare l&#8217;emicellulosa, uno zucchero complesso che [<a href="http://newton.logg.it/2010/02/04/batteri-geneticamente-modificati-per-produrre-biodiesel/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1147" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/Ecoli-detailed-bright1-300x300.jpg"><img class="size-full wp-image-1147" title="E. coli che secernono goccioline di biodiesel, visti al microscopio elettronico - da Berkeley Lab" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/Ecoli-detailed-bright1-300x300.jpg" alt="E. coli che secernono goccioline di biodiesel, visti al microscopio elettronico - da Berkeley Lab" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">E. coli che secernono goccioline di biodiesel, visti al microscopio elettronico - da Berkeley Lab</p></div>
<p>Novità sulla produzione di biocarburanti dagli Stati Uniti. I ricercatori del Joint BioEnergy Institute (JBEI) hanno pubblicato su Nature uno studio su batteri geneticamente modificati per produrre biodiesel.</p>
<p>Il problema dei biocarburanti è che attualmente si ricava bioetanolo da vegetali ricchi di zuccheri, come cereali, colture zuccherine come la canna da zucchero, vinacce e gli amidacei. L&#8217;utilizzo dei prodotti agricoli per produrre combustibile entra quindi in conflitto con l&#8217;uso alimentare degli stessi.</p>
<p>L&#8217;importanza della scoperta degli scienziati californiani è aver modificato l&#8217;Escherichia coli, un batterio che vive anche nell&#8217;intestino umano, per fargli produrre enzimi che facciano fermentare l&#8217;emicellulosa, uno zucchero complesso che costituisce la parte prevalente della biomassa originata dalla cellulosa.</p>
<p>&#8220;L&#8217;E. coli modificato permette di ottenere carburanti direttamente dalla biomassa di piante che non vengono utilizzate come cibo per gli esseri umani o come mangimi per gli animali&#8221;, ha detto Eric Steen, bioingegnere del JBEI. &#8220;Attualmente, la trasformazione biochimica della biomassa cellulosica richiede enzimi costosi per arrivare alla liberazione di zucchero. Dando all&#8217;E. coli la capacità di fermentare sia cellulosa che emicellulosa, senza l&#8217;aggiunta di questi enzimi, possiamo migliorare l&#8217;economia dei biocarburanti originati dalla cellulosa.&#8221;</p>
<p>&#8220;Il fatto che i nostri microbi siano in grado di produrre un carburante diesel direttamente da biomassa, senza ulteriori modifiche chimiche è emozionante e importante&#8221;, dice Jay Keasling, amministratore delegato di JBEI e una delle principali autorità scientifica sulla biologia sintetica. &#8220;Dato che i costi per ottenere biodiesel non sono paragonabili a quelli per distillare l&#8217;etanolo, crediamo che i nostri risultati possano contribuire in maniera significativa a produrre biocarburanti avanzati e convenienti e prodotti chimici rinnovabili.&#8221;</p>
<p>Al JBEI ora si lavora per massimizzare l&#8217;efficienza e la velocità del processo di trasformazione e la quantità totale di biodiesel che può essere prodotta da una singola fermentazione, per rendere questo processo commercialmente interessante.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Berkeley Lab" href="http://newscenter.lbl.gov/news-releases/2010/01/27/microbes-produce-biofuels/" target="_blank">Berkeley Lab</a></p>


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		<title>Microturbine eoliche da giardino, firmate Philippe Starck</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/02/03/microturbine-eoliche-da-giardino-firmate-philippe-starck/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:52:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Produrre in casa energia da fonti rinnovabili per ora significava principalmente dotarsi di pannelli da installare sul tetto.
Philippe Starck, designer attivo nei campi più differenti, ha voluto progettare delle pale eoliche che ognuno di noi potrebbe installare in giardino o sul terrazzo di casa, presentate la scorsa settimana alla Triennale di Milano. Il progetto è stato sviluppato insieme a Pramac, azienda italiana impegnata da tempo nella ricerca e nella produzione di pannelli fotovoltaici.
Le turbine eoliche “Revolutionair” progettate da Starck sono molto più piccole di quelle che potremmo aver visto sulle creste delle montagne, inoltre la rotazione è verticale, ossia sull&#8217;asse [<a href="http://newton.logg.it/2010/02/03/microturbine-eoliche-da-giardino-firmate-philippe-starck/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1138" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/Starck-03_590-490.jpg"><img class="size-medium wp-image-1138" title="Revolutionair a &quot;tre lame&quot;" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/Starck-03_590-490-200x300.jpg" alt="Revolutionair a &quot;tre lame&quot;" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Revolutionair a &quot;tre lame&quot;</p></div>
<p>Produrre in casa energia da fonti rinnovabili per ora significava principalmente dotarsi di pannelli da installare sul tetto.</p>
<p>Philippe Starck, designer attivo nei campi più differenti, ha voluto progettare delle pale eoliche che ognuno di noi potrebbe installare in giardino o sul terrazzo di casa, presentate la scorsa settimana alla Triennale di Milano. Il progetto è stato sviluppato insieme a Pramac, azienda italiana impegnata da tempo nella ricerca e nella produzione di pannelli fotovoltaici.</p>
<p>Le turbine eoliche “Revolutionair” progettate da Starck sono molto più piccole di quelle che potremmo aver visto sulle creste delle montagne, inoltre la rotazione è verticale, ossia sull&#8217;asse su cui poggiano: per questo sono silenziose e funzionano indipendentemente dalla direzione del vento, sfruttando anche le turbolenze.</p>
<p>La pala più piccola, a &#8220;due lame&#8221;, è alta 90 cm, può produrre 400 watt all&#8217;ora in condizioni ottimali (con un vento che soffia a 14 m/s) e costa circa 2.500 euro.<br />
La pala più grande, a &#8220;tre lame&#8221;, è alta 140 cm, può produrre 1 chilowatt all&#8217;ora (sempre con vento a 14 m/s) e costa 3.500 euro.</p>
<p>Queste caratteristiche di ingombro fanno sì che le miniturbine eoliche possano essere intallate anche su imbarcazioni o utilizzate come arredo urbano.</p>
<p>Purtroppo i costi non sono contenuti come ipotizzava Starck quando aveva presentato la sua idea due anni fa: per coprire il fabbisogno di una famiglia media sono necessari 3 kwatt al giorno, il costo delle tre pale e dell&#8217;installazione raggiunge i 12.500 euro, che comunque è inferiore a pannelli fotovoltaici equivalenti.</p>
<p>Inizialmente le “Revolutionair” saranno acquistabili su internet, anche se il sito al momento è ancora in costruzione, ma presto si spera che sarà possibile comperarle anche nei negozi, come nei supermercati.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Revolutionair" href="//www.revolutionair-pramac.com/" target="_blank">Revolutionair</a></p>
<div id="attachment_1139" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/02/Starck-04_590-490.jpg"><img class="size-medium wp-image-1139" title="Revolutionair a &quot;due lame&quot;" src="http://newton.logg.it/files/2010/02/Starck-04_590-490-400x266.jpg" alt="Revolutionair a &quot;due lame&quot;" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Revolutionair a &quot;due lame&quot;</p></div>


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		<title>Dal calore all&#8217;elettricità</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 19:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[MIT]]></category>
		<category><![CDATA[rendimento]]></category>

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		<description><![CDATA[Una ricerca del MIT, Massachusetts Institute of Technology, suggerisce un modo di sfruttare il calore sviluppato dai motori, dai computer e dai cellulari per trasformarla in elettricità sfruttabile nuovamente.
Lo smaltimento dell&#8217;eccesso di calore sviluppato dai motori o dalle apparecchiature elettriche è fonte di inefficienza e trovare un modo di convertire il calore in elettricità utilizzabile permetterebbe di allungare la durata della batteria dei cellulari, dei computer portatili e di ottenere più energia dalla stessa quantità di combustibile.
La massima efficienza che tutti i dispositivi possono conseguire nel convertire il calore in lavoro è il limite di Carnot.
Il professor Donald Hagelstein, docente [<a href="http://newton.logg.it/2009/11/19/dal-calore-allelettricita/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_769" class="wp-caption alignnone" style="width: 242px"><img class="size-medium wp-image-769 " src="http://newton.logg.it/files/2009/11/ElectricityFromHeat-232x300.jpg" alt="Al MIT si studia per trasformare il calore in elettricità - dal sito del MIT" width="232" height="300" /><p class="wp-caption-text">Al MIT si studia per trasformare il calore in elettricità - dal sito del MIT</p></div>
<p>Una ricerca del <a title="mit" href="http://mit.edu/" target="_blank">MIT</a>, Massachusetts Institute of Technology, suggerisce un modo di sfruttare il calore sviluppato dai motori, dai computer e dai cellulari per trasformarla in elettricità sfruttabile nuovamente.</p>
<p>Lo smaltimento dell&#8217;eccesso di calore sviluppato dai motori o dalle apparecchiature elettriche è fonte di inefficienza e trovare un modo di convertire il calore in elettricità utilizzabile permetterebbe di allungare la durata della batteria dei cellulari, dei computer portatili e di ottenere più energia dalla stessa quantità di combustibile.</p>
<p>La massima efficienza che tutti i dispositivi possono conseguire nel convertire il calore in lavoro è il limite di Carnot.<br />
Il professor Donald Hagelstein, docente di ingegneria elettrica al MIT, sostiene che i dispositivi termoelettrici commerciali attualmente possono raggiungere circa un decimo di tale limite.<br />
Gli esperimenti compiuti utilizzando la nuova tecnologia dei diodi termici permette di raggiungere l&#8217;efficienza del 40 % del limite di Carnot, ma calcoli teorici dimostrano che si potrebbe raggiungere il 90%.</p>
<p>Hagelstein, in collaborazione con il suo dottorando Dennis Wu ed altri ricercatori, invece di provare a migliorare le prestazioni dei dispositivi già esistenti, hanno preferito seguire un nuovo approccio.</p>
<p>I ricercatori hanno effettuato la loro analisi utilizzando un sistema molto semplice in cui l&#8217;elettricità è stata generata da un dispositivo single-quantum-dot, un tipo di semiconduttore, in cui gli elettroni e le lacune, che trasportano le cariche elettriche nel dispositivo, sono strettamente limitati in tutti e tre le dimensioni. Controllando tutti gli aspetti del dispositivo, speravano di comprendere meglio come progettare l&#8217;ideale convetitore termico-elettrico.</p>
<p>Con i sistemi attuali è possibile convertire in modo efficiente il calore in elettricità, ma con una potenza molto bassa. E&#8217; anche possibile ottenere molta energia elettrica ma in modo poco efficiente. &#8220;E &#8216;un compromesso. Si può avere alta efficienza o alto rendimento&#8221;, afferma Hagelstein. Ma il team ha scoperto che usando il nuovo sistema, sarebbe possibile ottenere entrambi.</p>
<p>Una chiave per migliorare il flusso è ridurre la distanza tra la superficie calda e il dispositivo di conversione. Un recente articolo di Gang Chen, professore del MIT, dimostra con alcune analisi che il trasferimento di calore può aver luogo tra superfici molto vicine tra loro ad un tasso che è di ordini di grandezza superiore a quello previsto dalla teoria. Il nuovo sistema è un ulteriore passo avanti e mostra come il calore non possa solo essere trasferito, ma convertito in energia elettrica in modo da essere sfruttato.</p>
<p>La compagnia MTPV Corp. fondata da Robert Di Matteo, è già al lavoro sullo sviluppo di una nuova tecnologia strettamente connessa con questa riceerca.</p>
<p>Di Matteo spiega che in tutto il mondo, circa il 60 per cento di tutta l&#8217;energia prodotta dalla combustione dei combustibili o generata in propulsori è sprecata, per lo più sotto forma di calore in eccesso e che questa tecnologia potrebbe &#8220;consentire di recuperare una parte significativa di questo spreco di energia.&#8221;</p>
<p>Secondo Hagelstein &#8220;C&#8217;è una miniera d&#8217;oro nel calore di scarto, se si può convertire in elettricità&#8221;. Le prime applicazioni potrebbero essere impiegate in sistemi ad alto valore come i chip per computer, ma il sistema potrebbe essere utile in una vasta gamma di applicazioni, tra cui  tra cui automobili, aerei e barche.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="MIT" href="http://web.mit.edu/newsoffice/2009/thermoelectric.html" target="_blank">MIT</a></p>


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		<title>Le porte sottomarine che generano energia</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 17:59:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<category><![CDATA[rinnovabile]]></category>
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		<description><![CDATA[Una società finlandese ha installato, nel mare del Portogallo, un impianto pilota per la produzione di energia elettrica.
WaveRoller è un sistema di grandi &#8220;porte&#8221; che vengono mosse dalle correnti marine, generando corrente.
L&#8217;idea è venuta Rauno Koivusaari, sub professionista, che durante una immersione nel Mar Baltico, stava per essere travolto da una porta di un relitto, mossa dalla corrente sottomarina. Da questa osservazione l&#8217;intuizione di sfruttare questo tipo di corrente.
WaveRoller è una grande anta di 20 tonnellate, appoggiata sul fondo del mare,a una profondità compresa tra i 10 e i 25 metri, che viene spinta avanti ed indietro dal movimento ondose, [<a href="http://newton.logg.it/2009/11/08/le-porte-sottomarine-che-generano-energia/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_725" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-725" src="http://newton.logg.it/files/2009/11/PorteMarine-new_roller-Small-400x224.jpg" alt="WaveRoller" width="400" height="224" /><p class="wp-caption-text">WaveRoller</p></div>
<p>Una società finlandese ha installato, nel mare del Portogallo, un impianto pilota per la produzione di energia elettrica.</p>
<p>WaveRoller è un sistema di grandi &#8220;porte&#8221; che vengono mosse dalle correnti marine, generando corrente.</p>
<p>L&#8217;idea è venuta Rauno Koivusaari, sub professionista, che durante una immersione nel Mar Baltico, stava per essere travolto da una porta di un relitto, mossa dalla corrente sottomarina. Da questa osservazione l&#8217;intuizione di sfruttare questo tipo di corrente.</p>
<p>WaveRoller è una grande anta di 20 tonnellate, appoggiata sul fondo del mare,a una profondità compresa tra i 10 e i 25 metri, che viene spinta avanti ed indietro dal movimento ondose, trasformano poi l&#8217;energia cinetica in energia elettrica attraverso dei pistoni a cui sono collegate, circa 300 chilowatt.</p>
<p>I vantaggi di produrre energia rinnovabile in questo modo sono l&#8217;installazione sott&#8217;acqua, per cui totalmente invisibile dalla superfice, la silenziosità e i materiali non inquinanti con cui sono costruiti.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="aw-energy.com" href="http://www.aw-energy.com/" target="_blank">aw-energy.com</a></p>


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		<title>Energia dalle correnti marine, grazie agli aquiloni a turbina</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 14:39:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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		<description><![CDATA[Minesto, una società svedese, ha realizzato una nuova soluzione per ricavare energia dal mare.
Deep Green, questo il nome del sistema, è simile ad un aquilone, è costituito da un ala, ancorata al fondo del mare tramite un cavo, su cui è posta una turbina. La forza idrodinamica causata dalla corrente fa muovere l&#8217;ala secondo una traiettoria predeterminata, come un 8 orizzontale. La velocità a cui si muove l&#8217;ala determina poi la velocità del flusso dell&#8217;acqua attraverso la turbina, che diventa circa dieci volte rispetto a quella della corrente marina di partenza. Per esempio, con l&#8217;apertura alare di 12 metri, l&#8217;aquilone [<a href="http://newton.logg.it/2009/10/27/energia-dalle-correnti-marine-grazie-agli-aquiloni-a-turbina/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_665" class="wp-caption alignnone" style="width: 267px"><img class="size-medium wp-image-665" src="http://newton.logg.it/files/2009/10/AquiloniTurbina-1255339877_kites_final_compressed-3-257x300.jpg" alt="Deep Green, gli aquiloni a turbina sottomarini per la produzione di energia elettrica" width="257" height="300" /><p class="wp-caption-text">Deep Green, gli aquiloni a turbina sottomarini per la produzione di energia elettrica</p></div>
<p>Minesto, una società svedese, ha realizzato una nuova soluzione per ricavare energia dal mare.</p>
<p>Deep Green, questo il nome del sistema, è simile ad un aquilone, è costituito da un ala, ancorata al fondo del mare tramite un cavo, su cui è posta una turbina. La forza idrodinamica causata dalla corrente fa muovere l&#8217;ala secondo una traiettoria predeterminata, come un 8 orizzontale. La velocità a cui si muove l&#8217;ala determina poi la velocità del flusso dell&#8217;acqua attraverso la turbina, che diventa circa dieci volte rispetto a quella della corrente marina di partenza. Per esempio, con l&#8217;apertura alare di 12 metri, l&#8217;aquilone è progettato per raggiungere una velocità di 16 m/s partendo da una corrente a 1,6 m/s. La corrente elettrica generata dalla turbina viene poi convogliata verso la terraferma attraverso un cavo elettrico posto all&#8217;interno della fune di ancoraggio.</p>
<p>L&#8217;aquilone possiede un sistema di controllo automatico per seguire una traiettoria specifica, che ottimizzi la produzione di energia. Il sistema tiene contocostantemente delle condizioni di sicurezza, come la profondità massima e minima della traiettoria, il moto ondoso e le turbolenze, l&#8217;avvicinamento di oggetti di grandi dimensioni e ovviamente difetti di sistema.</p>
<p>Il sistema è flessibile: l&#8217;ala e attacco possono essere adattati a diverse profondità, tra i 60 e i 120 m di profondità, e correnti di diverse velocità, tra 1,2 e 2,2 m/s, che in profondità sono estremamente regolari. La traiettoria non arriva mai al di sopra dei 20 metri di profondità, per cui l&#8217;impatto visivo e ambientale è minimo.</p>
<p>Deep Green è leggero e piccolo, se confrontato con la tecnologia esistente per sfuttare le correnti marine: un aquilone pesa 7 tonnellate e sviluppa una potenza di 500 kW.</p>
<p>Il governo del Regno Unito ha investito in questo progetto e il suo impiego porterebbe a ricavare un&#8217;energia di 40 TWh, rispetto ai 22 TWh dei sistemi &#8220;tradizionali&#8221;, ossia corrente elettrica per 3,8 milioni di famiglie in più.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Minesto" href="http://www.minesto.com/" target="_blank">Minesto</a></p>
<div id="attachment_666" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-666" src="http://newton.logg.it/files/2009/10/Aquiloni-Mappa-1251726541-400x201.jpg" alt="Deep Green, la mappa dei siti dove sarebbe possibile fare le installazioni" width="400" height="201" /><p class="wp-caption-text">Deep Green, la mappa dei siti dove sarebbe possibile fare le installazioni</p></div>


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		<title>Shams Ma&#8217;an, la centrale solare più grande del Mediterraneo</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 14:17:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Energia]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri, in occasione della visita a Milano di re Abdullah II Al Hussein di Giordania, è stato firmato l&#8217;accordo per la costruzione della più grande centrale solare dell&#8217;area mediterranea.
Il parco fotovoltaico, che si chiamerà Shams Ma&#8217;an, si svilupperà in due fasi: entro il 2012 verrà completato l&#8217;impianto che produrrà una potenza di 100 MWp (megawatt di picco), ricoprendo una superficie di 2 km quadrati con 360.000 pannelli solari. Successivamente l&#8217;area sarà allargata fino a 5 km quadri verrà sviluppata fino ad arrivare a 200 MWp.
Un tempo sui tetti delle abitazione svettavano i pannelli solari, poi, negli anni &#8216;80, un accordo [<a href="http://newton.logg.it/2009/10/23/shams-maan-la-centrale-solare-piu-grande-del-mediterraneo/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_649" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><img class="size-medium wp-image-649" src="http://newton.logg.it/files/2009/10/PannelliSolari-Mafate_Marla_solar_panel_dsc00633-Small-400x300.jpg" alt="Pannelli solari" width="400" height="300" /><p class="wp-caption-text">Pannelli solari</p></div>
<p>Ieri, in occasione della visita a Milano di re Abdullah II Al Hussein di Giordania, è stato firmato l&#8217;accordo per la costruzione della più grande centrale solare dell&#8217;area mediterranea.</p>
<p>Il parco fotovoltaico, che si chiamerà Shams Ma&#8217;an, si svilupperà in due fasi: entro il 2012 verrà completato l&#8217;impianto che produrrà una potenza di 100 MWp (megawatt di picco), ricoprendo una superficie di 2 km quadrati con 360.000 pannelli solari. Successivamente l&#8217;area sarà allargata fino a 5 km quadri verrà sviluppata fino ad arrivare a 200 MWp.</p>
<p>Un tempo sui tetti delle abitazione svettavano i pannelli solari, poi, negli anni &#8216;80, un accordo con Saddam Hussein aveva reso il petrolio molto conveniente e questo aveva portato all&#8217;abbandono del solare. Ora che le importazioni di petrolio costano il 18% del Pil, la Giordania è decisa alla svolta verso le energie rinnovabili: la nuova centrale solare produrrà 168.100 MWh di energia pulita l&#8217;anno, pari al fabbisogno di 60.000 famiglie. Shams Ma&#8217;an eviterà l&#8217;immissione in atmosfera di 90.000 tonnellate di CO2, l&#8217;equivalente di piantare 9 milioni di alberi ad alto fusto.</p>
<p>Il progetto nasce della partnership tra Solar Ventures, società italiana, con le giordane Kawar Energy di Karim Kawar e First International for Investment and Trade (che insieme hanno costituito la joint Venture Shams Ma&#8217;an Power Generation) e Ma&#8217;an Development Company (MDC), organismo governativo per lo sviluppo del paese che metterà a disposizione il terreno per realizzare l&#8217;impianto.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="agienergia.it" href="http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=54079&amp;id=66&amp;ante=0" target="_blank">agienergia.it</a></p>


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		<title>Diamante, la centrale bella e buona</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Oct 2009 16:05:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Architettura]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[centrale elettrica]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata inaugurata ieri &#8220;Diamante&#8221;, l&#8217;innovativa centrale elettrica verde creata per spazi ambientali o storico-artistici di pregio.
Nata dal lavoro della facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa ed Enel Ricerche, è stata installata al parco della villa medicea di Pratolino, nel comune di Vaglia, in provincia di Firenze.
Si tratta di una struttura geodetica, costruita per generare energia elettrica da fonti naturali. In particolare il diamante è formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud e 42 facce in vetro temprato. All&#8217;interno sono poste tre sfere in vetroresina dove sono collocati i serbatoi degli idruri metallici che, mediante il processo [<a href="http://newton.logg.it/2009/10/18/diamante-la-centrale-bella-e-buona/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_622" class="wp-caption alignnone" style="width: 270px"><img class="size-full wp-image-622" src="http://newton.logg.it/files/2009/10/diamante.jpg" alt="La centrale elettrica &quot;Diamante&quot;" width="260" height="392" /><p class="wp-caption-text">La centrale elettrica &quot;Diamante&quot;</p></div>
<p>E&#8217; stata inaugurata ieri &#8220;Diamante&#8221;, l&#8217;innovativa centrale elettrica verde creata per spazi ambientali o storico-artistici di pregio.</p>
<p>Nata dal lavoro della <a title="università di Pisa, facoltà di ingegneria" href="http://www.ing.unipi.it/" target="_blank">facoltà di Ingegneria</a> dell’Università di Pisa ed <a href="http://www.enel.it/ext/enelcontemporanea2009/">Enel Ricerche</a>, è stata installata al <a href="http://www.itinerariitaliani.com/meravpratolino.htm">parco della villa medicea di Pratolino</a>, nel comune di Vaglia, in provincia di Firenze.</p>
<p>Si tratta di una struttura geodetica, costruita per generare energia elettrica da fonti naturali. In particolare il diamante è formato da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud e 42 facce in vetro temprato. All&#8217;interno sono poste tre sfere in vetroresina dove sono collocati i serbatoi degli idruri metallici che, mediante il processo di elettrolisi, generano idrogeno nei momenti di surplus elettrico, in modo da poter avere una riserva di energia da poter essere utilizzata nei momenti senza insolazione.</p>
<p>Diamante è anche predisposto per utilizzare l&#8217;energia geotermica, tramite una sonda centrale, ovvero può utilizzare la differenza di temperatura tra la falda sotterranea e la temperatura al suolo per la climattizzazione, in estate e in inverno.</p>
<p>&#8220;Il sistema integrato di produzione e stoccaggio di energia da fonte solare assicura una continuità di erogazione e garantisce l’autosufficienza energetica di un piccolo condominio” spiega il professor Pier Luigi Maffei, docente di Architettura tecnica, co-autore del progetto insieme al professor Emilio Vitale, preside della facoltà di Ingegneria e all&#8217;ingegner Eleonora De Michele.</p>
<p>Le proporzioni seguono le dimensioni auree per fare in modo che sia il più possibile in armonia con la natura, mentre &#8220;ll modello estetico è la sintesi evolutiva del dodecaedro di Leonardo-Pacioli e delle cupole geodetiche dell’architetto Richard Fuller e rispetta le tre categorie vitruviane: utilitas, firmitas, venustas&#8221;, secondo il professor Maffei.</p>
<p>L’impianto è alto 12 metri, ha un diametro di 8 metri e può essere montato e smontato in maniera semplice e rapida grazie alla struttura modulare. Nella parte inferiore  si trova la sala apparati con le macchine necessarie al processo energetico e alcuni spazi didattici che accoglieranno scolaresche e visitatori.</p>
<p>Un dato però manca tra quelli diffusi dagli autori: il costo della realizzazione. Sarebbe interessante capire se una replica di questa centrale è sostenibile dal punto di vista economico o si tratta di una realizzazione &#8220;pilota&#8221; non facilmente duplicabile a causa dei costi.</p>
<p>[Approfondimenti: <a title="università di pisa" href="http://ilgiornale.unipi.it/?p=1486" target="_blank">Università di Pisa - Il giornale d'ateneo</a>]</p>


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