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	<title>newton.logg&#187; &#187; Energia</title>
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	<description>&#124; Tutte le news e le curiosità dal mondo della tecnologia e delle scienze</description>
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		<title>Solarino, lo spazzino fotovoltaico delle spiagge</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Jul 2010 21:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tre ingegneri che collaborano con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione  dell&#8217;università del Salento hanno ideato un robot spazzino per pulire la sabbia delle spiagge.
Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi hanno sviluppato Solarino, il primo robot ad energia solare per la pulizia dei lidi. Si tratta di un macchinario dotato a 4 pale vagliatrici rotanti con la superficie a maglia sottile che realizzano il setacciamento della sabbia con la conseguente raccolta dei detriti di scarto. Solarino è in grado di muoversi in uno spazio predefinito grazie al microprocessore e ai sensori che guidano i suoi movimenti. E&#8217; silenzioso, economico ed [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/28/solarino-lo-spazzino-fotovoltaico-delle-spiagge/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1887" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Solarino-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1887" title="Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Solarino-Small-400x300.jpg" alt="Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino" width="400" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi, inventori di Solarino</p></div>
<p>Tre ingegneri che collaborano con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione  dell&#8217;università del Salento hanno ideato un robot spazzino per pulire la sabbia delle spiagge.</p>
<p>Alessandro Deodati, Giuseppe Vendramin ed Emiliano Petrachi hanno sviluppato Solarino, il primo robot ad energia solare per la pulizia dei lidi. Si tratta di un macchinario dotato a 4 pale vagliatrici rotanti con la superficie a maglia sottile che realizzano il setacciamento della sabbia con la conseguente raccolta dei detriti di scarto. Solarino è in grado di muoversi in uno spazio predefinito grazie al microprocessore e ai sensori che guidano i suoi movimenti. E&#8217; silenzioso, economico ed ecologico, grazie all&#8217;energia prodotta dai pannelli fotovoltaici.</p>
<p>“Ospiti indesiderati dei nostri lidi possono essere rifiuti di più o meno grandi dimensioni.”, raccontano i tre ingegneri “Le attuali macchine pulisci-spiaggia, presentano dei costi elevati e costringono gli operatori del settore ad adoperarle in orari poco comodi per la bella stagione: o in pigre ore dell’alba o dopo il comodo sfollamento della spiaggia da parte dei bagnanti in tarde ore preserali.”. “Abbiamo pensato ad un vagliatore automatico per terreni a grana fine, ovvero un robot in grado di muoversi autonomamente sulla spiaggia alimentato dall’energia solare. La marcia innovativa è rappresentata dalla formula alto rendimento-basso costo di produzione-bassi volumi di ingombro e ridotta massa totale dell’intero sistema. E’ importante sottolineare che Solarino presenta una bassissima frequenza di manutenzione, a fronte di un lungo lavoro di progettazione e messa a punto per renderlo completamente autonomo.&#8221;</p>
<p>Per approondimenti: <a title="UniSalento.it" href="http://www.dii.unisalento.it/seo-start/page/home.rassegna_stampa/news_id/2ff6e19703fe5e11821cb04bba39c065/news_category/9273c402ca14844886e71a456b6e4e9e/seo-stop/index.php" target="_blank">UniSalento.it</a></p>


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		<title>HyDro Power, l&#8217;energia ricavata dall&#8217;acqua degli scarichi domestici</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 22:53:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcune invenzioni sono così logiche che ci si scopre a pensare come non siano venute in mente a nessuno in precedenza.
E&#8217; il caso di HyDro Power, la turbina per generare energia elettrica con l&#8217;acqua degli scarichi domestici, ideata da Tom Broadbent, studente inglese di Design Industriale.
L&#8217;acqua proveniente dai sanitari, dalla doccia e dai lavandini viene incanalata e colpisce quattro turbine che azionano un generatore elettrico. Questo sistema di produzione è interessante soprattutto per i condomini, dove gli scarichi sono molti e l&#8217;energia prodotta, oltre ad essere venduta a compagnie elettriche, può essere utilizzata per i sevizi comuni, come luci, ascensori, [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/26/hydro-power-lenergia-ricavata-dallacqua-degli-scarichi-domestici/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1879" class="wp-caption alignnone" style="width: 210px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Tom-Broadbent-524x786-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1879" title="Tom Broadbent con la sua invenzione" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Tom-Broadbent-524x786-Small-200x300.jpg" alt="Tom Broadbent con la sua invenzione" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Tom Broadbent con la sua invenzione</p></div>
<p>Alcune invenzioni sono così logiche che ci si scopre a pensare come non siano venute in mente a nessuno in precedenza.<br />
E&#8217; il caso di HyDro Power, la turbina per generare energia elettrica con l&#8217;acqua degli scarichi domestici, ideata da Tom Broadbent, studente inglese di Design Industriale.</p>
<p>L&#8217;acqua proveniente dai sanitari, dalla doccia e dai lavandini viene incanalata e colpisce quattro turbine che azionano un generatore elettrico. Questo sistema di produzione è interessante soprattutto per i condomini, dove gli scarichi sono molti e l&#8217;energia prodotta, oltre ad essere venduta a compagnie elettriche, può essere utilizzata per i sevizi comuni, come luci, ascensori, aria condizionata.</p>
<p>Tom Broadbent, che studia alla De Montfort University (DMU) di Leicester, ha avuto l&#8217;intuizione osservando con quanta forza scendeva nello scarico l&#8217;acqua della vasca da bagno in un albergo. Quella forza che poteva essere imbrigliata per produrre energia pulita.</p>
<p>Ora Tom aspetta solo di poter sperimentare in un edificio il macchinario da lui progettato.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="DMU" href="http://www.dmu.ac.uk/news_events/news/current/100719_3_Tom_Broadbent_HighDro.jsp" target="_blank">DMU</a></p>


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		<title>Archimede, la centrale solare termodinamica a sali fusi</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Jul 2010 22:27:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stata inaugurata nei giorni scorsi Priolo Gargallo, in provinia di Siracusa, la centrale solare termodinamica “Archimede”, la prima al mondo ad usare i sali fusi come fluido termovettore.
L&#8217;impianto solare termodinamico è costituito da un campo composto da circa 30.000 metri quadrati di specchi parabolici che concentrano la luce del sole su 5.400 metri di tubazioni percorse dal fluido.
Questi specchi ricordano gli specchi Ustori con cui Archimede avrebbe incendiato le navi della flotta romana nel mare di Siracusa durante la seconda guerra punica, da cui il nome dell&#8217;impianto siciliano. Il fluido viene raccolto in appositi serbatoi e può essere utilizzato [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/17/archimede-la-centrale-solare-termodinamica-a-sali-fusi/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1840" class="wp-caption alignnone" style="width: 318px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/Archimede-Enel.jpg"><img class="size-full wp-image-1840" title="La centrale Archimede" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/Archimede-Enel.jpg" alt="La centrale Archimede" width="308" height="218" /></a><p class="wp-caption-text">La centrale Archimede</p></div>
<p>E&#8217; stata inaugurata nei giorni scorsi Priolo Gargallo, in provinia di Siracusa, la centrale solare termodinamica “Archimede”, la prima al mondo ad usare i sali fusi come fluido termovettore.</p>
<p>L&#8217;impianto solare termodinamico è costituito da un campo composto da circa 30.000 metri quadrati di specchi parabolici che concentrano la luce del sole su 5.400 metri di tubazioni percorse dal fluido.</p>
<p>Questi specchi ricordano gli specchi Ustori con cui Archimede avrebbe incendiato le navi della flotta romana nel mare di Siracusa durante la seconda guerra punica, da cui il nome dell&#8217;impianto siciliano. Il fluido viene raccolto in appositi serbatoi e può essere utilizzato per alimentare un generatore di vapore che, ad alta temperatura e pressione, muove le turbine dell’adiacente centrale a ciclo combinato, producendo energia elettrica quando serve e risparmiando combustibile fossile.</p>
<p>Archimede è in grado di raccogliere e conservare per molte ore l’energia termica del sole in modo da usarla per generare energia elettrica anche di notte o quando il cielo è coperto. In questa maniera viene superato il limite tipico di questa fonte rinnovabile: il fatto di poterla usare solo quando la natura la rende disponibile.</p>
<p>Questo impianto è innovativo anche perché, invece di utilizzare un olio diatermico, come tutti gli altri impianti esistenti, vengono usati sali fusi composti da una miscela di nitrati di sodio e potassio, in grado di raggiungere temperature sensibilmente più alte dell’olio diatermico (550° contro i 400°): questo permette di avere una maggiore efficienza di utilizzo dell’energia solare raccolta e una notevole semplicità nello stoccaggio dell’energia, così da funzionare anche di notte o quando il cielo è nuvoloso.</p>
<p>“Quindi ci ritroviamo un impianto che, rispetto a quelli concorrenti, è in grado di produrre il 20-25% di energia in più a parità di campo specchi ed è in grado di immagazzinare a parità di volume di sali fusi circa il doppio di energia, per cui in prospettiva è estremamente competitivo&#8221; spiega il responsabile dell’Area tecnica Ricerca di Enel.</p>
<p>La capacità di Archimede è di circa 5 MW di energia elettrica, con un risparmio all&#8217;anno di 2.100 tonnellate equivalenti di petrolio, che vuol dire ridurrre le emissioni di anidride carbonica per circa 3.250 tonnellate.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="enel" href="http://www.enel.it/it-IT/media_investor/comunicati/release.aspx?iddoc=1634857" target="_blank">Enel.it</a></p>


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		<title>Inaugurata a Fusina la prima centrale ad idrogeno al mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jul 2010 14:20:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri Enel ha inaugurato a Fusina, in provincia di Venezia, la prima centrale ad idrogeno di dimensioni industriali del mondo.
Si tratta di una centrale a ciclo combinato alimentata ad idrogeno in grado di produrre energia elettrica e calore, sviluppando una potenza di circa 12 Megawatt (MW), più altri 4 MW generati recuperando il calore dei fumi di scarico che sono inviati alla centrale a carbone vicina.
La turbina a gas, detta &#8220;turbogas&#8221;, è dotata di una camera di combustione progettata per essere alimentata con idrogeno, emettendo zero anidride carbonica e pochissimo ossido di azoto. L&#8217;energia termica così prodotta viene trasformata in [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/13/inaugurata-a-fusina-la-prima-centrale-ad-idrogeno-al-mondo/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1824" class="wp-caption alignnone" style="width: 178px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/idrogenofusina.jpg"><img class="size-medium wp-image-1824" title="La centrale ad idrogeno di Fusina - da portomarghera.org" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/idrogenofusina-168x300.jpg" alt="La centrale ad idrogeno di Fusina - da portomarghera.org" width="168" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">La centrale ad idrogeno di Fusina - da portomarghera.org</p></div>
<p>Ieri Enel ha inaugurato a Fusina, in provincia di Venezia, la prima centrale ad idrogeno di dimensioni industriali del mondo.</p>
<p>Si tratta di una centrale a ciclo combinato alimentata ad idrogeno in grado di produrre energia elettrica e calore, sviluppando una potenza di circa 12 Megawatt (MW), più altri 4 MW generati recuperando il calore dei fumi di scarico che sono inviati alla centrale a carbone vicina.</p>
<p>La turbina a gas, detta &#8220;turbogas&#8221;, è dotata di una camera di combustione progettata per essere alimentata con idrogeno, emettendo zero anidride carbonica e pochissimo ossido di azoto. L&#8217;energia termica così prodotta viene trasformata in energia elettrica nella turbina, rilasciando come fumi semplicemente aria calda e vapore acqueo.</p>
<p>L&#8217;impianto è stato costruito nei pressi del Petrolchimico di Porto Marghera, il cui ciclo produttivo genera idrogeno come sottoprodotto.<br />
La nuova centrale utilizza 1,3 tonnellate di idrogeno all&#8217;ora, ha un rendimento elettrico complessivo pari a circa il 42%. L’energia prodotta è pari a circa 60 milioni di chilowattora l’anno e potrà soddisfare il fabbisogno di 20.000 famiglie, risparmiando il rilascio in atmosfera di oltre 17.000 tonnellate di anidride carbonica.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Enel" href="http://www.enel.it/it-IT/media_investor/comunicati/release.aspx?iddoc=1634797" target="_blank">Enel</a></p>


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		<title>Il primo volo notturno di Solar Impulse</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 17:49:06 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Solar Impulse, l&#8217;aereo alimentato esclusivamente ad energia solare, ha volato tutto un giorno e tutta una notte, per più di 26 ore.
Il prototipo, che è stato sviluppato dal team di Bertrand Piccard in sette anni di lavoro, è decollato dall&#8217;aerodromo militare di Payerne, nella Svizzera occidentale, alle 6.51 del 7 luglio e vi è atterrato alle 9 di questa mattina.
Il volo diurno si è svolto ad una quota di 8.500 m,, con un picco a 8.700, durante il quale le quasi 12.000 celle solari hanno immagazzinato energia nelle batterie al litio. Al tramonto la quota è scesa a 1.500 m [<a href="http://newton.logg.it/2010/07/08/il-primo-volo-notturno-di-solar-impulse/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1803" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/07/SolarImpulse.jpg"><img class="size-medium wp-image-1803" title="Solar Impulse" src="http://newton.logg.it/files/2010/07/SolarImpulse-400x252.jpg" alt="Solar Impulse" width="400" height="252" /></a><p class="wp-caption-text">Solar Impulse</p></div>
<p>Solar Impulse, l&#8217;aereo alimentato esclusivamente ad energia solare, ha volato tutto un giorno e tutta una notte, per più di 26 ore.</p>
<p>Il prototipo, che è stato sviluppato dal team di Bertrand Piccard in sette anni di lavoro, è decollato dall&#8217;aerodromo militare di Payerne, nella Svizzera occidentale, alle 6.51 del 7 luglio e vi è atterrato alle 9 di questa mattina.</p>
<p>Il volo diurno si è svolto ad una quota di 8.500 m,, con un picco a 8.700, durante il quale le quasi 12.000 celle solari hanno immagazzinato energia nelle batterie al litio. Al tramonto la quota è scesa a 1.500 m e Solar Impulse ha continuato a volare consumando l&#8217;energia stoccata fino a veder sorgere l&#8217;alba.</p>
<p>Solar Impulse ha un&#8217;apertura alare di 63,40 m, paragonabile a quella di un Airbus A340, è leggerissimo, pesa 1600 kg, grazie alla fusoliera in fibra di carbonio. Può raggiungere, grazie ai quattro motori elettrici da 10 HP, una velocità di 70 km/h.</p>
<p>Il 7 aprile Solar Impulse aveva effettuato il primo volo diurno e le prossime sfide che lo attendono saranno a trasvolata dell&#8217;Oceano Atlantico e il tentativo di giro del mondo a partire dal 2012.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Solar Impulse" href="http://www.solarimpulse.com" target="_blank">Solar Impulse</a></p>


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		<title>Orange lancia gli stivali carica-cellulare</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/06/14/orange-lancia-gli-stivali-carica-cellulare/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 22:34:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Glatonsbury Festival]]></category>
		<category><![CDATA[Orange]]></category>
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		<category><![CDATA[Stivali carica-cellulare]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;operatore telefonico Orange ha deciso di lanciare degli stivali carica-cellulare.
Gli &#8220;Orange Power Wellies&#8221; sono dei veri stivali equipaggiati con un dispositivo in grado di trasformare il calore generarto dai piedi durante la camminata in elettricità. Il cellulare posto all&#8217;interno di una tasca sul lato dello stivale viene collegato al dispositivo da un cavo e così ricarica le batterie.
Per ora il rendimento non è elevato: sono necessarie 12 ore di cammino per caricare la batteria di un cellulare per funzionare per un&#8217;ora. La tecnologia che governa gli Orange Power Wellies è di una società inglese specializzata in energie rinnovabili, la GotWind.
Gli [<a href="http://newton.logg.it/2010/06/14/orange-lancia-gli-stivali-carica-cellulare/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1709" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/06/Orange-boot.jpg"><img class="size-full wp-image-1709" title="Gli Orange Power Wellies" src="http://newton.logg.it/files/2010/06/Orange-boot.jpg" alt="Gli Orange Power Wellies" width="400" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">Gli Orange Power Wellies</p></div>
<p>L&#8217;operatore telefonico Orange ha deciso di lanciare degli stivali carica-cellulare.</p>
<p>Gli &#8220;Orange Power Wellies&#8221; sono dei veri stivali equipaggiati con un dispositivo in grado di trasformare il calore generarto dai piedi durante la camminata in elettricità. Il cellulare posto all&#8217;interno di una tasca sul lato dello stivale viene collegato al dispositivo da un cavo e così ricarica le batterie.</p>
<p>Per ora il rendimento non è elevato: sono necessarie 12 ore di cammino per caricare la batteria di un cellulare per funzionare per un&#8217;ora. La tecnologia che governa gli Orange Power Wellies è di una società inglese specializzata in energie rinnovabili, la <a title="gotwind" href="http://www.gotwind.org/" target="_blank">GotWind</a>.</p>
<p>Gli stivali saranno disponibili per la prima volta al <a title="Glatonsbury Festival" rel="nofollow" href="http://www.glastonburyfestivals.co.uk/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline">Glatonsbury Festival</span></a> sponsorizzato da Orange dal 24 al 27 giugno, in cui sarà possibile ballare ricaricando il cellulare, specialmente se il tempo non sarà dei migliori.</p>
<p>Approfondimenti: <a title="sky news" href="http://news.sky.com/skynews/Home/Business/Orange-Power-Wellies-Recharge-Mobile-Phones-By-Converting-Body-Heat-To-Electrical-Current/Article/201006215647062">Sky News</a></p>


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		<title>Il caricabatterie da bicicletta</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/06/05/il-caricabatterie-da-bicicletta/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 17:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
		<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[caricabatterie]]></category>
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		<description><![CDATA[Nokia ha lanciato un caricabatterie ad energia pulita, quella prodotta andando in bicicletta, che arriverà sul mercato entro fine anno.
Il Nokia Bicycle Charger Kit è completo di una dinamo che genera elettricità partendo dal movimento delle ruote della bicicletta, un supporto in gomma per fissare il telefono al manubrio, che resiste ai sobbalzi delle strade dissestate, una custodia che protegge il cellulare da umidità e polvere ed è compatibile con tutti i cellulari con spinotto da 2 mm. Il caricabatterie può essere facilmente rimosso quando si parcheggia e il supporto può essere utilizzato per ascoltare la musica dagli altoparlanti del [<a href="http://newton.logg.it/2010/06/05/il-caricabatterie-da-bicicletta/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1673" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/06/Nokia_Bicycle_Charger_Kit_overview3_302x302.png"><img class="size-medium wp-image-1673" title="Nokia Bicycle Charger Kit" src="http://newton.logg.it/files/2010/06/Nokia_Bicycle_Charger_Kit_overview3_302x302-300x300.png" alt="Nokia Bicycle Charger Kit" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nokia Bicycle Charger Kit</p></div>
<p>Nokia ha lanciato un caricabatterie ad energia pulita, quella prodotta andando in bicicletta, che arriverà sul mercato entro fine anno.</p>
<p>Il Nokia Bicycle Charger Kit è completo di una dinamo che genera elettricità partendo dal movimento delle ruote della bicicletta, un supporto in gomma per fissare il telefono al manubrio, che resiste ai sobbalzi delle strade dissestate, una custodia che protegge il cellulare da umidità e polvere ed è compatibile con tutti i cellulari con spinotto da 2 mm. Il caricabatterie può essere facilmente rimosso quando si parcheggia e il supporto può essere utilizzato per ascoltare la musica dagli altoparlanti del telefono.</p>
<p>La carica parte quando si raggiungono i 6 km/h e raggiunge le prestazioni comparabili con un caricabatteria collegato ad una presa elettrica a 12 km/h.<br />
Il tempo totale di ricarica varia ovviamente a seconda del modello di telefono e della velocità di pedalata, comunque, con soli 20 minuti di bicicletta a 10 chilometri all&#8217;ora è possibile far funzionare un Nokia 1202 per 1 ora di tempo di conversazione o 74 ore in standby.</p>
<p>In molti paesi la bicicletta è un mezzo largamente utilizzato e questo sistema di carica  potrà far risparmiare nel consumo di energia elettrica con azioni che le persone compiono abitualmente tutti i giorni, oltre che permettere la ricarica in paesi in via di sviluppo, dove la corrente non è disponibile.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Nokia" href="http://europe.nokia.com/find-products/accessories/all-accessories/power/chargers/nokia-bicycle-charger-kit" target="_blank">Nokia</a></p>


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		<title>L&#8217;energia per il telefonino dal touchscreen</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/05/24/lenergia-per-il-telefonino-dal-touchscreen/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 17:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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		<description><![CDATA[La durata della batteria dei nostri dispositivi portatili, per primi telefonini e pc, è un problema che interessa molti.
I ricercatori del Samsung Advanced Institute of Technology e della Sungkyunkwan University in Corea, stanno studiando il modo per trasformare il tocco dello schermo touchscreen in energia.
L&#8217;idea è impiegare una pellicola trasparente e flessibile costituita da due strati di grafene accoppiati ad uno strato di nanogeneratori in ossido di zinco, che sfruttano l&#8217;effetto piezoelettrico. Simulazioni hanno dimostrato che tale materiale è elettricamente e strutturalmente stabile.
Nei prototipi di 200 centimetri quadrati si è raggiunta la produzione di un microwatt per centimetro quadrato, che [<a href="http://newton.logg.it/2010/05/24/lenergia-per-il-telefonino-dal-touchscreen/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1617" class="wp-caption alignnone" style="width: 408px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/05/NanogeneratoriPellicola.jpg"><img class="size-medium wp-image-1617" title="Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University" src="http://newton.logg.it/files/2010/05/NanogeneratoriPellicola-398x300.jpg" alt="Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University" width="398" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University</p></div>
<p>La durata della batteria dei nostri dispositivi portatili, per primi telefonini e pc, è un problema che interessa molti.</p>
<p>I ricercatori del Samsung Advanced Institute of Technology e della Sungkyunkwan University in Corea, stanno studiando il modo per trasformare il tocco dello schermo touchscreen in energia.</p>
<p>L&#8217;idea è impiegare una pellicola trasparente e flessibile costituita da due strati di grafene accoppiati ad uno strato di nanogeneratori in ossido di zinco, che sfruttano l&#8217;effetto piezoelettrico. Simulazioni hanno dimostrato che tale materiale è elettricamente e strutturalmente stabile.</p>
<p>Nei prototipi di 200 centimetri quadrati si è raggiunta la produzione di un microwatt per centimetro quadrato, che è sufficiente ad alimentare la superficie del sensore. Se la ricerca proseguirà con successo nel prossimo futuro si potrebbero avere dei dispositivi mobili che funzionano anche senza le batterie, secondo Sang-Woo Kim, studioso dei materiali alla Sungkyunkan University.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="heise.de" href="http://www.heise.de/tr/artikel/Strom-aus-der-Fingerkuppe-1001880.html" target="_blank">heise.de</a></p>


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		<title>Freeloader, ricaricare cellulari e macchine fotografiche grazie al sole</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 11:44:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[caricabatterie]]></category>
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		<description><![CDATA[Il vostro cellulare è regolarmente scarico quando fate una passeggiata in bicicletta? Vi capita spesso di voler scattare una fotografia di un paesaggio splendido e scoprire con orrore che la batteria della vostra videocamera è esaurita? Ora potete rivolgervi a Freeloader, che offre un&#8217;intera gamma di caricabatterie che sfruttano i raggi solari.
Il modello base, chiamato &#8220;Original&#8221; è circa delle dimensioni di uno smartphone ed utilizza due celle solari da 120 mA per caricare la batteria interna da 1000 mAh in otto ore di luce per fornire quindi energia ad un cellulare per 44 ore di standby. Il costo è di 59,99 $ [<a href="http://newton.logg.it/2010/05/07/freeloader-ricaricare-cellulari-e-macchine-fotografiche-grazie-al-sole/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1536" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/05/Freeloader-original.jpg"><img class="size-medium wp-image-1536" title="Freeloader Original, per ricaricare le batterie grazie al sole" src="http://newton.logg.it/files/2010/05/Freeloader-original-400x215.jpg" alt="Freeloader Original, per ricaricare le batterie grazie al sole" width="400" height="215" /></a><p class="wp-caption-text">Freeloader Original, per ricaricare le batterie grazie al sole</p></div>
<p>Il vostro cellulare è regolarmente scarico quando fate una passeggiata in bicicletta? Vi capita spesso di voler scattare una fotografia di un paesaggio splendido e scoprire con orrore che la batteria della vostra videocamera è esaurita? Ora potete rivolgervi a <a title="freeloader" href="http://www.freeloadersolar.com" target="_blank">Freeloader</a>, che offre un&#8217;intera gamma di caricabatterie che sfruttano i raggi solari.</p>
<p>Il modello base, chiamato &#8220;Original&#8221; è circa delle dimensioni di uno smartphone ed utilizza due celle solari da 120 mA per caricare la batteria interna da 1000 mAh in otto ore di luce per fornire quindi energia ad un cellulare per 44 ore di standby. Il costo è di 59,99 $ (circa 45 €).</p>
<p>Il più maneggevole è Pico dotato di un pannello da 75 mA e una batteria da 800 mAh che può fornire energia già dopo 30 minuti di esposizione, anche se il tempo fornito è limitato a 1,5 ore di un cellulare GSM in standby. Il costo è di 29,99 $ (circa 22 €).</p>
<p>Il Freeloader Pro può invece fornire energia a qualsiasi dispositivo, anche grazie ai molti connettori inclusi: dotato di due celle solari da 200 mA e una batteria interna da 1600 mAh, necessita di 7 – 9 ore di luce in condizioni di bel tempp per caricare la batteria interna e fornire quindi 70 ore di standby ad un cellulare. Il costo è di 119,99 $ (circa 90 €).</p>
<p>Tutta la gamma Freeloader sarà disponibile in maggio negli USA: è possibile però acquistare i prodotti anche dal sito aziendale.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="zdnet" href="http://blogs.zdnet.com/green/?p=11452" target="_blank">ZDNet</a></p>


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		<title>I supercapacitori, le batterie del futuro</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Apr 2010 12:07:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Chimica]]></category>
		<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Il problema comune a tutti i nostri gadget tecnologici è quello dell&#8217;autonomia: quanto tempo posso usarli prima di dover ricaricare le batterie?
Da tempo di pensa di utilizzare gli ultracapacitori, speciali batterie che possono essere ricaricate un numero infinito di volte, dato che non sfruttano reazioni chimiche che si esauriscono con l&#8217;uso. Purtroppo il maggiore neo di questa tecnologia è che immagazzinano poca energia.
John Chmiola, del Lawrence Berkeley National Laboratory (Berkeley Lab), e Yury Gogotsi della Drexel University, hanno pubblicato nei giorni scorsi su &#8220;Science&#8221; uno studio che descrive una nuova tecnica per aumentare le prestazioni dei supercapacitori.
I ricercatori hanno utilizzato [<a href="http://newton.logg.it/2010/04/29/i-supercapacitori-le-batterie-del-futuro/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1508" class="wp-caption alignnone" style="width: 266px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/04/Supercapacitone100426092805-large-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1508" title="John Chmiola al lavoro nel Lawrence Berkeley National Laboratory - da lbl.gov" src="http://newton.logg.it/files/2010/04/Supercapacitone100426092805-large-Small-256x300.jpg" alt="John Chmiola al lavoro nel Lawrence Berkeley National Laboratory - da lbl.gov" width="256" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">John Chmiola al lavoro nel Lawrence Berkeley National Laboratory - da lbl.gov</p></div>
<p>Il problema comune a tutti i nostri gadget tecnologici è quello dell&#8217;autonomia: quanto tempo posso usarli prima di dover ricaricare le batterie?</p>
<p>Da tempo di pensa di utilizzare gli ultracapacitori, speciali batterie che possono essere ricaricate un numero infinito di volte, dato che non sfruttano reazioni chimiche che si esauriscono con l&#8217;uso. Purtroppo il maggiore neo di questa tecnologia è che immagazzinano poca energia.</p>
<p>John Chmiola, del Lawrence Berkeley National Laboratory (<a title="Berkeley Lab" href="http://www.lbl.gov/" target="_blank">Berkeley Lab</a>), e Yury Gogotsi della <a title="Drexel University" href="http://www.drexel.edu/" target="_blank">Drexel University</a>, hanno pubblicato nei giorni scorsi su &#8220;Science&#8221; uno studio che descrive una nuova tecnica per aumentare le prestazioni dei supercapacitori.</p>
<p>I ricercatori hanno utilizzato il carburo di titanio, disponibile, relativamente poco costoso e utilizzabile alle temperature delle normali microlavorazioni, per ricoprire una piastra in silicio. Trattando questa pellicola con il cloro sono stati rimossi gli atomi di titanio, lasciando così un film di carbonio, un materiale con una comprovata esperienza di supercondensatore.</p>
<p>&#8220;Utilizzando le tecniche di microfabbricazione per la produzione dei nostri supercapacitori abbiamo evitato molti dei difetti del metodo tradizionale&#8221;, dice Chmiola &#8220;ossia lo scarso contatto tra le particelle elettro-attive nell&#8217;elettrodo, grandi spazi vuoti tra le particelle che non accumulano carica e poco contatto tra i materiali elettro-attivi e i circuiti esterni.&#8221; La densità di accumulo di carica elettrica dei micro-supercapacitori è stata misurata tramite due elettroliti comuni.</p>
<p>&#8220;Dato il loro ciclo di vita praticamente infinita&#8221; aggiunge Gogotsi &#8220;i micro-supercapacitori sembrano l&#8217;ideale per catturare e immagazzinare energia da fonti rinnovabili e per le operazioni on-chip.&#8221;</p>
<p>Il passo successivo del lavoro è quello di diminuire le dimensioni degli elettrodi e migliorare la procedura di incisione a secco per la rimozione degli atomi di metallo dai carburi metallici per rendere il processo ancora più compatibile con la tecnologia di microfabbricazione commerciale. Per questo nei Berkeley Lab, Chmiola sta lavorando allo sviluppo di nuovi elettroliti che possano contribuire ad aumentare la densità di immagazzinamento dell&#8217;energia del suo micro-supercondensatori.</p>
<p>&#8220;I miei obiettivi finali sono quelli di aumentare l&#8217;energia immagazzinata a livelli più vicini alle batterie, e di conservare sia il milione e più cicli di carica-scarica e tempi di ricarica di meno di cinque minuti di questi dispositivi,&#8221; dice Chmiola. &#8220;Penso che sia questo ciò che gli utenti finali delle batterie ricaricabili veramente desiderano.&#8221;</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Berkeley Lab" href="http://newscenter.lbl.gov/feature-stories/2010/04/23/micro-supercapacitor/" target="_blank">Berkeley Lab</a></p>


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