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	<title>newton.logg&#187; &#187; Elettronica</title>
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	<description>&#124; Tutte le news e le curiosità dal mondo della tecnologia e delle scienze</description>
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		<title>E&#8217; una realtà l&#8217;accesso ad internet attraverso le luci LED</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Jun 2010 22:48:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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		<description><![CDATA[Alcuni istituti di ricerca stanno lavorando su un modo per utilizzare luci LED blu come infrastruttura per l&#8217;accesso ad internet.
Il sistema funziona con segnali modulati ad alta velocità: attraverso spegnimenti e accensioni che avvengono da 200 Hz a diversi MHz è possibile inviare informazioni (un po&#8217; come nel linguaggio Morse), senza che l&#8217;occhio umano avverta alcunchè.
E&#8217; così facile realizzare reti senza fili, oltretutto senza utilizzare ulteriori campi elettromagnetici come quelli Wi-Fi che potrebbero essere dannosi per il corpo umano.
L&#8217;istituto per gli studi dei semicondutori dell&#8217;Accademia delle scienze cinese, diretto da Duan Jingyuan, ha realizzato un esperimento ottenendo velocità di 2 Mbps: su [<a href="http://newton.logg.it/2010/06/12/e-una-realta-laccesso-ad-internet-attraverso-le-luci-led/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcuni istituti di ricerca stanno lavorando su un modo per utilizzare luci LED blu come infrastruttura per l&#8217;accesso ad internet.</p>
<div id="attachment_1701" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/06/LED-WiFi.jpg"><img class="size-medium wp-image-1701" title="Accesso ad internet con i LED" src="http://newton.logg.it/files/2010/06/LED-WiFi-400x274.jpg" alt="Accesso ad internet con i LED" width="400" height="274" /></a><p class="wp-caption-text">Accesso ad internet con i LED</p></div>
<p>Il sistema funziona con segnali modulati ad alta velocità: attraverso spegnimenti e accensioni che avvengono da 200 Hz a diversi MHz è possibile inviare informazioni (un po&#8217; come nel linguaggio Morse), senza che l&#8217;occhio umano avverta alcunchè.</p>
<p>E&#8217; così facile realizzare reti senza fili, oltretutto senza utilizzare ulteriori campi elettromagnetici come quelli Wi-Fi che potrebbero essere dannosi per il corpo umano.</p>
<p>L&#8217;istituto per gli studi dei semicondutori dell&#8217;Accademia delle scienze cinese, diretto da Duan Jingyuan, ha realizzato un esperimento ottenendo velocità di 2 Mbps: su un laptop posizionato sotto alcune lampade LED è stato possibile vedere uno streaming online fluido.</p>
<p>Jelena Vučić del Fraunhofer Institute per le Telecomunicazioni, Heinrich-Hertz-Institute in Germania si è spinta oltre: con il sistema nel suo laboratorio la sua squadra ha scaricato dati alla velocità di 100 Mbps. Ora il sistema è stato migliorato arrivando a 230 Mbps, ma il team pensa di poter raddoppiare ancora la velocità utilizzando una modalità di modulazione del segnale più sofisticata.</p>
<p>I vantaggi di questo sistema sono molteplici: la connessione via LED è gratuita e può servire allo stesso tempo come fonte d&#8217;illuminazione. L&#8217;infrastruttura è già presente, inoltre i dispositivi equipaggiati con questo sistema non dovranno essere spenti sugli aereoplani. Speriamo che questo nuovo modo di accedere ad internet arrivi presto sul mercato.</p>
<p>Approfondimenti: <a title="tech163" href="http://translate.google.com/translate?hl=en&amp;sl=zh-CN&amp;tl=en&amp;u=http%3A%2F%2Ftech.163.com%2F10%2F0514%2F04%2F66K9LU97000915BE.html" target="_blank">tech163</a>, <a title="science daily" href="http://www.sciencedaily.com/releases/2010/03/100309151503.htm" target="_blank">ScienceDaily</a></p>


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		<title>Il caricabatterie da bicicletta</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 17:34:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Curiosità]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nokia ha lanciato un caricabatterie ad energia pulita, quella prodotta andando in bicicletta, che arriverà sul mercato entro fine anno.
Il Nokia Bicycle Charger Kit è completo di una dinamo che genera elettricità partendo dal movimento delle ruote della bicicletta, un supporto in gomma per fissare il telefono al manubrio, che resiste ai sobbalzi delle strade dissestate, una custodia che protegge il cellulare da umidità e polvere ed è compatibile con tutti i cellulari con spinotto da 2 mm. Il caricabatterie può essere facilmente rimosso quando si parcheggia e il supporto può essere utilizzato per ascoltare la musica dagli altoparlanti del [<a href="http://newton.logg.it/2010/06/05/il-caricabatterie-da-bicicletta/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1673" class="wp-caption alignnone" style="width: 310px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/06/Nokia_Bicycle_Charger_Kit_overview3_302x302.png"><img class="size-medium wp-image-1673" title="Nokia Bicycle Charger Kit" src="http://newton.logg.it/files/2010/06/Nokia_Bicycle_Charger_Kit_overview3_302x302-300x300.png" alt="Nokia Bicycle Charger Kit" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nokia Bicycle Charger Kit</p></div>
<p>Nokia ha lanciato un caricabatterie ad energia pulita, quella prodotta andando in bicicletta, che arriverà sul mercato entro fine anno.</p>
<p>Il Nokia Bicycle Charger Kit è completo di una dinamo che genera elettricità partendo dal movimento delle ruote della bicicletta, un supporto in gomma per fissare il telefono al manubrio, che resiste ai sobbalzi delle strade dissestate, una custodia che protegge il cellulare da umidità e polvere ed è compatibile con tutti i cellulari con spinotto da 2 mm. Il caricabatterie può essere facilmente rimosso quando si parcheggia e il supporto può essere utilizzato per ascoltare la musica dagli altoparlanti del telefono.</p>
<p>La carica parte quando si raggiungono i 6 km/h e raggiunge le prestazioni comparabili con un caricabatteria collegato ad una presa elettrica a 12 km/h.<br />
Il tempo totale di ricarica varia ovviamente a seconda del modello di telefono e della velocità di pedalata, comunque, con soli 20 minuti di bicicletta a 10 chilometri all&#8217;ora è possibile far funzionare un Nokia 1202 per 1 ora di tempo di conversazione o 74 ore in standby.</p>
<p>In molti paesi la bicicletta è un mezzo largamente utilizzato e questo sistema di carica  potrà far risparmiare nel consumo di energia elettrica con azioni che le persone compiono abitualmente tutti i giorni, oltre che permettere la ricarica in paesi in via di sviluppo, dove la corrente non è disponibile.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Nokia" href="http://europe.nokia.com/find-products/accessories/all-accessories/power/chargers/nokia-bicycle-charger-kit" target="_blank">Nokia</a></p>


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		<title>Sony mostra lo schermo che si arrotola!</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/05/30/sony-mostra-lo-schermo-che-si-arrotola/</link>
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		<pubDate>Sun, 30 May 2010 17:32:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Direttamente dai suoi laboratori di ricerca di Sony ha è stato mostrato uno schermo che si arrotola su una matita!
Lo schermo sarà alla base di nuovi dispositivi che promettono di rivoluzionare il nostro modo di intendere il computer e i mezzi di comunicazione come giornali e libri, ancora di più di tablet ed eBook reader.
In realtà non si tratta di una prima assoluta perchè anche altri stanno lavorando progetti simili, per esempio ASUStek che con Waveface ha immaginato una serie di dispositivi come braccialetti intelligenti e schermi ripegabili per migliorare le comunicazioni nella vita di tutti i giorni.
Anche per Sony [<a href="http://newton.logg.it/2010/05/30/sony-mostra-lo-schermo-che-si-arrotola/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1647" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/05/Sony_rollable_display-400x234.jpg"><img class="size-full wp-image-1647" title="Lo schermo che si arrotola di Sony" src="http://newton.logg.it/files/2010/05/Sony_rollable_display-400x234.jpg" alt="Lo schermo che si arrotola di Sony" width="400" height="234" /></a><p class="wp-caption-text">Lo schermo che si arrotola di Sony</p></div>
<p>Direttamente dai suoi laboratori di ricerca di <a title="Sony" href="http://Sony.com" target="_blank">Sony</a> ha è stato mostrato uno schermo che si arrotola su una matita!</p>
<p>Lo schermo sarà alla base di nuovi dispositivi che promettono di rivoluzionare il nostro modo di intendere il computer e i mezzi di comunicazione come giornali e libri, ancora di più di tablet ed eBook reader.</p>
<p>In realtà non si tratta di una prima assoluta perchè anche altri stanno lavorando progetti simili, per esempio ASUStek che con Waveface ha immaginato una serie di dispositivi come braccialetti intelligenti e schermi ripegabili per migliorare le comunicazioni nella vita di tutti i giorni.</p>
<p>Anche per Sony non è una novità: il primo prototipo del display è stato mostrato da Sony nel 2007. Le caratteristiche erano: spessore di 0,3 mm, risoluzione di 160 x 120 pixel, 16,7 milioni di colori con un rapporto di contrasto di 1000:1.</p>
<p>Il prototipo di questi giorni è notevolmente evoluto: lo spessore è diminuito ad 80 nm, diventando così sottile da poter facilmente essere arrotolato intorno a una matita. Lo schermo flessibile da 4.1 pollici si pò arrotolare fino ad un raggio di 4 mm e si può stendere fino a 1.000 volte senza che si degradi la capacità di mostrare immagini in movimento.</p>
<p>Il display ha una risoluzione di 432 x 240 pixel, può visualizzare più di 16,7 milioni di colori, ha un rapporto di contrasto di circa 1000:1 e una luminosità di picco di 100 cd/m2. I miglioramenti derivano dal nuovo materiale impiegato: un semiconduttore organico conosciuto come Peri-Xanthenoxanthene (Pxx) sviluppato integrando le tecnologie OTFT e OLED.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://newton.logg.it/2010/05/30/sony-mostra-lo-schermo-che-si-arrotola/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Lo schermo è visibile al SID, fiera in svolgimento a Seattle in questi giorni. Per tutti gli altri è a disposizione il video qui sopra.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="sony news release" href="http://www.sony.net/SonyInfo/News/Press/201005/10-070E/index.html" target="_blank">Sony News Release</a>, <a title="crunchgear" href="http://www.crunchgear.com/2010/05/26/video-sonys-new-super-thin-oled-display-wraps-around-a-pencil/" target="_blank">CrunchGear</a></p>


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		<title>L&#8217;energia per il telefonino dal touchscreen</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/05/24/lenergia-per-il-telefonino-dal-touchscreen/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 17:32:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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		<description><![CDATA[La durata della batteria dei nostri dispositivi portatili, per primi telefonini e pc, è un problema che interessa molti.
I ricercatori del Samsung Advanced Institute of Technology e della Sungkyunkwan University in Corea, stanno studiando il modo per trasformare il tocco dello schermo touchscreen in energia.
L&#8217;idea è impiegare una pellicola trasparente e flessibile costituita da due strati di grafene accoppiati ad uno strato di nanogeneratori in ossido di zinco, che sfruttano l&#8217;effetto piezoelettrico. Simulazioni hanno dimostrato che tale materiale è elettricamente e strutturalmente stabile.
Nei prototipi di 200 centimetri quadrati si è raggiunta la produzione di un microwatt per centimetro quadrato, che [<a href="http://newton.logg.it/2010/05/24/lenergia-per-il-telefonino-dal-touchscreen/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1617" class="wp-caption alignnone" style="width: 408px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/05/NanogeneratoriPellicola.jpg"><img class="size-medium wp-image-1617" title="Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University" src="http://newton.logg.it/files/2010/05/NanogeneratoriPellicola-398x300.jpg" alt="Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University" width="398" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Nanotubi di ossido di zinco piezoelettrici tra due strati di grafene come fonte di energia per schermo sensibile al tocco - Sang-Woo Kim, Sungkyunkwan-University</p></div>
<p>La durata della batteria dei nostri dispositivi portatili, per primi telefonini e pc, è un problema che interessa molti.</p>
<p>I ricercatori del Samsung Advanced Institute of Technology e della Sungkyunkwan University in Corea, stanno studiando il modo per trasformare il tocco dello schermo touchscreen in energia.</p>
<p>L&#8217;idea è impiegare una pellicola trasparente e flessibile costituita da due strati di grafene accoppiati ad uno strato di nanogeneratori in ossido di zinco, che sfruttano l&#8217;effetto piezoelettrico. Simulazioni hanno dimostrato che tale materiale è elettricamente e strutturalmente stabile.</p>
<p>Nei prototipi di 200 centimetri quadrati si è raggiunta la produzione di un microwatt per centimetro quadrato, che è sufficiente ad alimentare la superficie del sensore. Se la ricerca proseguirà con successo nel prossimo futuro si potrebbero avere dei dispositivi mobili che funzionano anche senza le batterie, secondo Sang-Woo Kim, studioso dei materiali alla Sungkyunkan University.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="heise.de" href="http://www.heise.de/tr/artikel/Strom-aus-der-Fingerkuppe-1001880.html" target="_blank">heise.de</a></p>


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		<title>Il laser per scoprire i segreti dei Maya</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/05/12/il-laser-per-scoprire-i-segreti-dei-maya/</link>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 14:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
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		<category><![CDATA[LiDAR]]></category>
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		<description><![CDATA[Probabilmente è meno affascinante ed avventuroso rispetto a solcare le foreste alla ricerca di vestigia delle civiltà antiche, ma indubbiamente è pratico e veloce. Di cosa stiamo parlando? Del metodo sperimentato da due antropologi, marito e moglie, per individuare i resti di una città Maya, Caracol, in Belize.
Il progetto, finanziato dalla NASA, ha utilizzato il sistema di laser LiDAR (Light Detection And Ranging), installato a bordo di un Cessna 337, per il &#8220;rilevamento e classificazione della luce&#8221;.
Arlen e Diane Chase, professori all&#8217;University of Central Florida, da 25 anni si occupano delle ricerche su questo sito archeologico e finora erano riusciti, [<a href="http://newton.logg.it/2010/05/12/il-laser-per-scoprire-i-segreti-dei-maya/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1560" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/05/Caracol-LiDAR-100511111935-large.jpg"><img class="size-full wp-image-1560" title="Un'immagine di Caracol catturata da LiDAR - Caracol Archaeological Project" src="http://newton.logg.it/files/2010/05/Caracol-LiDAR-100511111935-large.jpg" alt="Un'immagine di Caracol catturata da LiDAR - Caracol Archaeological Project" width="400" height="184" /></a><p class="wp-caption-text">Un&#39;immagine di Caracol catturata da LiDAR - Caracol Archaeological Project</p></div>
<p>Probabilmente è meno affascinante ed avventuroso rispetto a solcare le foreste alla ricerca di vestigia delle civiltà antiche, ma indubbiamente è pratico e veloce. Di cosa stiamo parlando? Del metodo sperimentato da due antropologi, marito e moglie, per individuare i resti di una città Maya, Caracol, in Belize.</p>
<p>Il progetto, finanziato dalla NASA, ha utilizzato il sistema di laser LiDAR (Light Detection And Ranging), installato a bordo di un Cessna 337, per il &#8220;rilevamento e classificazione della luce&#8221;.</p>
<p>Arlen e Diane Chase, professori all&#8217;<a title="University of Central Florida" href="http://www.ucf.edu/" target="_blank">University of Central Florida</a>, da 25 anni si occupano delle ricerche su questo sito archeologico e finora erano riusciti, grazie al lavoro di ricercatori e studenti, a mapparne solamente 23 chilometri quadrati.</p>
<p>Grazie a questo innovativo sistema i raggi laser rimbalzano sui sensori a terra, penetrando la spessa vegetazione e producendo immagini dell&#8217;antico insediamento e le modifiche ambientali fatte dagli abitanti della città Maya nel raggio di 200 km quadrati, individuando migliaia di nuove strutture, undici nuove strade selciate, decine di migliaia di terrazze agricole e molte grotte nascoste.</p>
<p>In sole 24 ore di volo per acquisire le immagini e tre settimane per analizzare i dati raccolti si è così scoperto che Caracol si sviluppa su un&#8217;area di 177 chilometri quadrati e che era abitata, nel 650 d.C. da almeno 115 mila persone.</p>
<p>&#8220;È molto emozionante&#8221;, ha detto Arlen Chase, &#8220;le immagini non rivelano solo la topografia e la funzionalità integrate, ma mostrano anche l&#8217;integrazione dei gruppi residenziali, l&#8217;architettura monumentale, le strade e i terrazzamenti agricoli, illustrando vividamente un sistema completo di comunicazione, trasporto e sussistenza&#8221;.</p>
<p>Lo studio della cività Maya è stato reso difficile dalla grande estensione dei siti, spesso posizionati in zone collinari o boschive, che impedivano un visione d&#8217;insieme, cosa possibile ora con LiDAR. &#8220;Le ulteriori applicazioni di LiDAR potranno senza dubbio migliorare notevolmente la nostra comprensione dei modelli di insediamento Maya e l&#8217;uso che facevano del paesaggio, così da rendere obsoleti i tradizionali metodi di indagine&#8221; sostiene il professor Chase.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="University of Central Florida" href="http://news.ucf.edu/UCFnews/index?page=article&amp;id=002400410a7944710128412c5363006505" target="_blank">University of Central Florida</a></p>


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		<title>Ecco gli schermi prismatici: un primo passo verso il 3D senza occhialini</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 09:23:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dai laboratori di ricerca stanno uscendo finalmente gli schermi prismatici: un primo passo verso il 3D da guardare senza occhialini.
Un team di ingegneri di Taiwan sembra essere arrivato a buon punto in questa tecnologia che è la più promettente per un 3D con qualità superiore rispetto ai quelli attivi oggi.
Lo schermo prismatico era stato già usato in diversi sistemi con successi alterni. Questa volta permette di creare un senso di profondità riflettendo la luce in due diverse direzioni, che sono poi interpretate separatamente dall&#8217;occhio sinistro e destro dello spettatore.
Il sistema non necessita di occhalini, funziona però solo se si è [<a href="http://newton.logg.it/2010/04/06/ecco-gli-schermi-prismatici-un-primo-passo-verso-il-3d-senza-occhialini/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1415" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/04/SchermoPrismatico-Prism-3D-Display.jpg"><img class="size-medium wp-image-1415" title="Il nuovo schermo prismatico" src="http://newton.logg.it/files/2010/04/SchermoPrismatico-Prism-3D-Display-400x278.jpg" alt="Il nuovo schermo prismatico" width="400" height="278" /></a><p class="wp-caption-text">Il nuovo schermo prismatico</p></div>
<p>Dai laboratori di ricerca stanno uscendo finalmente gli schermi prismatici: un primo passo verso il 3D da guardare senza occhialini.</p>
<p>Un team di ingegneri di Taiwan sembra essere arrivato a buon punto in questa tecnologia che è la più promettente per un 3D con qualità superiore rispetto ai quelli attivi oggi.</p>
<p>Lo schermo prismatico era stato già usato in diversi sistemi con successi alterni. Questa volta permette di creare un senso di profondità riflettendo la luce in due diverse direzioni, che sono poi interpretate separatamente dall&#8217;occhio sinistro e destro dello spettatore.</p>
<p>Il sistema non necessita di occhalini, funziona però solo se si è ad una determinata distanza dallo schermo.</p>
<p>Per ottenere il prototipo è stato necessario definire una curvatura dello schermo, necessaria per far rimanere i raggi nella zona visibile. I ricercatori hanno lavorato per &#8220;sistemare&#8221; in maniera fine l&#8217;angolatura dei prismi e la curvatura globale per minimizzare l&#8217;effetto dei &#8220;percorsi incrociati&#8221; della luce. La cosa interessante è che questo sistema permette anche di avere alta efficenza ottica.</p>
<p>Gli schermi studiati in precedenza infatti riuscivano a migliorare uno dei due parametri solo a discapito dell&#8217;altro.</p>
<p>L&#8217;aumento di prismi per pixel può poi permettere di &#8220;servire&#8221; più spettatori: nel prototipo infatti 4 prismi per pixel generano 10 zone di vista, chiamate &#8220;soft zone&#8221;, suddivise in 4 file. Altro vantaggio di questo design rispetto ai sistemi esistenti è quello di poter aumentare il numero di zone di vista senza diminuire sensibilmente la risoluzione.</p>
<p>Speriamo quindi che il gruppo di ricerca guidato da Wallen Mphepö del National Chiao Tung University di Hsinchu, Taiwan e  dalla Chalmers University of Technology in Göteborg, Svezia riesca al più presto ad uscire dalla fase di prototipo.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="physorg" href="http://www.physorg.com/news188550483.html" target="_blank">Physorg</a></p>


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		<title>BrainPort, per vedere attraverso la lingua</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pensando a quali sensi potrebbe utilizzare una persona priva della vista per acquisire informazioni sul mondo circostante, probabilmente ci verrebbero in mente udito e tatto, sicuramente non il gusto.
Invece Wicam, una società americana, ha pensato di utilizzare proprio la sensibilità della lingua umana per comunicare con il cervello, che impara a riconoscere gli stimoli e convertirli in immagini.
Il sistema BrainPort, attualmente è solo un prototipo, è costituito da occhiali scuri su cui è montata una piccola videocamera, collegata a una piastra della dimensione di un francobollo che bisogna tenere in bocca, appoggiata sulla lingua, come se fosse un lecca-lecca. Un [<a href="http://newton.logg.it/2010/03/20/brainport-per-vedere-attraverso-la-lingua/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1347" class="wp-caption alignnone" style="width: 224px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/BrainPort-board_technology3.jpg"><img class="size-full wp-image-1347" title="Il funzionamento di BrainPort" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/BrainPort-board_technology3.jpg" alt="Il funzionamento di BrainPort" width="214" height="178" /></a><p class="wp-caption-text">Il funzionamento di BrainPort</p></div>
<p>Pensando a quali sensi potrebbe utilizzare una persona priva della vista per acquisire informazioni sul mondo circostante, probabilmente ci verrebbero in mente udito e tatto, sicuramente non il gusto.</p>
<p>Invece Wicam, una società americana, ha pensato di utilizzare proprio la sensibilità della lingua umana per comunicare con il cervello, che impara a riconoscere gli stimoli e convertirli in immagini.</p>
<p>Il sistema BrainPort, attualmente è solo un prototipo, è costituito da occhiali scuri su cui è montata una piccola videocamera, collegata a una piastra della dimensione di un francobollo che bisogna tenere in bocca, appoggiata sulla lingua, come se fosse un lecca-lecca. Un processore trasforma le immagini catturate dalla videocamera in una mappa di stimolazione che viene visualizzata sulla lingua e l&#8217;immagine tattile risultante è formata da pixel bianchi, corrispondenti alla stimolazione forte, pixel neri corrispondenti all&#8217;assenza di stimolo e le gradazioni di grigio come livelli intermedi di stimolazione. Chi indossa questo dispositivo ha la possibilità di invertire il contrasto, a piacimento.</p>
<p>La piastra da appoggiare sulla lingua attualmente è costituita da 100 a 600 eletrodi e chi l&#8217;ha sperimentata è stato in grado di riconoscere gli oggetti che sono in contrasto rispetto ad uno sfondo, dove sono, come si muovono e sono riusciti a percepire la profondità e la prospettiva.</p>
<p>La sensazione data dagli elettrodi non è dolorosa, è tarabile in base alla sensibilità del singolo e i partecipanti allo studio l&#8217;hanno paragonata a quella delle bollicine di champagne.</p>
<p>Per imparare ad utilizzare il BraiPort è necessario un addestramento che dura dalle 2 alle 10 ore: si inizia con il capire il funzionamento delle aree di stimolazione, il sopra il sotto, la destra, la sinistra e la direzione di movimento. Dopo poche ore si inizia a individuare e raggiungere gli oggetti vicini e distinguere e stimare la distanza di quelli lontani. Con ulteriori addestramenti è possibile distinguere lettere e numeri scritti molto in grande e riconoscere punti di riferimento in una situazione dinamica.</p>
<p>La sperimentazione prosegue e il ministero della Difesa Britannico ha voluto dare a Craig Lundberg , un soldato che ha perso la vista in Iraq, la possibilità di testarlo, con buoni risultati.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://newton.logg.it/2010/03/20/brainport-per-vedere-attraverso-la-lingua/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Wicab.com" href="http://vision.wicab.com/index.php" target="_blank">Wicab.com</a></p>


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		<title>Nokia brevetta la batteria che si ricarica col movimento</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 09:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre alcuni produttori come Samsung si sono buttati sull&#8217;energia solare, Nokia sembra intraprendere la via dell&#8217;energia cinetica.
Il gigante finlandese ha infatti presentato il brevetto per un &#8220;Accumulatore piezoelettrico di energia cinetica&#8221;, ovvero una batteria formata da due strati: il primo strato è accoppiato al secondo da uno o più elementi piezoelettrici.
Questa batteria dovrebbe essere inclusa in un cellulare insieme ad altri elementi piezoelettrici. In risposta a movimenti di traslazione e rotazione del dispositivo, parte delle forze indotte dalla massa della batteria sono trasferiti agli elementi piezoelettrici e da questi ad un controllore di potenza che ricarica la batteria. Componenti aggiuntivi [<a href="http://newton.logg.it/2010/03/16/nokia-brevetta-la-batteria-che-si-ricarica-col-movimento/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1329" class="wp-caption alignnone" style="width: 227px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/Nokia-self-generating-battery.jpg"><img class="size-medium wp-image-1329" title="Brevetto della batteria auto-ricaricante di Nokia" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/Nokia-self-generating-battery-217x300.jpg" alt="Brevetto della batteria auto-ricaricante di Nokia" width="217" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Brevetto della batteria auto-ricaricante di Nokia</p></div>
<p>Mentre alcuni produttori come Samsung si sono buttati sull&#8217;energia solare, <a title="Nokia" href="http://Nokia.com" target="_blank">Nokia</a> sembra intraprendere la via dell&#8217;energia cinetica.</p>
<p>Il gigante finlandese ha infatti presentato il <a href="http://appft.uspto.gov/netacgi/nph-Parser?Sect1=PTO2&amp;Sect2=HITOFF&amp;p=1&amp;u=%2Fnetahtml%2FPTO%2Fsearch-bool.html&amp;r=1&amp;f=G&amp;l=50&amp;co1=AND&amp;d=PG01&amp;s1=20100045241.PGNR.&amp;OS=DN/20100045241&amp;RS=DN/20100045241" target="_blank">brevetto</a> per un &#8220;Accumulatore piezoelettrico di energia cinetica&#8221;, ovvero una batteria formata da due strati: il primo strato è accoppiato al secondo da uno o più elementi piezoelettrici.</p>
<p>Questa batteria dovrebbe essere inclusa in un cellulare insieme ad altri elementi piezoelettrici. In risposta a movimenti di traslazione e rotazione del dispositivo, parte delle forze indotte dalla massa della batteria sono trasferiti agli elementi piezoelettrici e da questi ad un controllore di potenza che ricarica la batteria. Componenti aggiuntivi possono essere aggiunti al primo strato così da accrescere la massa e quindi aumentare le forze indotte.</p>
<p>Per il momento si tratta di una richiesta di brevetto: potrebbero passare diversi anni prima che Nokia possa effettivamente utilizzare l&#8217;idea in un prodotto di serie. Anche perchè si tratta di un congegno con molte componenti in più , molto più pesante di una normale batteria in dotazione dei normali cellulari e anche perchè l&#8217;eneergia da produrre è molta per far funzionare i nuovi dispositivi con touchscreen.</p>
<p>Il brevetto però segna una strada: sarebbe veramente interessante che Nokia potesse risparmiarci il supplizio della ricarica periodica del cellulare!</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="Symbian-freak" href="http://www.symbian-freak.com/news/010/03/nokia_files_patent_for_selfcharging_smartphone.htm" target="_blank">Symbian-freak</a></p>


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		<title>Skinput e Surface: il touchscreen ovunque</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolos</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
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		<category><![CDATA[tastiera]]></category>

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		<description><![CDATA[Due prototipi interessanti sviluppati da Microsoft Research arrivano in questi giorni all&#8217;attenzione dei media: si tratta di SkinPut e Mobile Surface.
Il primo è un affascinante ricerca di Microsoft e di Carnegie Mellon University di Pittsburgh che tenta di trasformare il nostro stesso corpo in tastiera sensibile al tocco.
Il sistema usa &#8220;pico&#8221; proiettori (molto piccoli) per generare delle tastiere sulla mano o sul braccio dell&#8217;utente e cerca poi di capire quale &#8220;tasto&#8221; è stato premuto attraverso la rilevazione delle onde sonore a frequenza molto bassa che vengono generate toccando la pelle.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Due prototipi interessanti sviluppati da <a title="microsoft research" href="http://research.microsoft.com" target="_blank">Microsoft Research</a> arrivano in questi giorni all&#8217;attenzione dei media: si tratta di <a title="microsoft skinput" href="http://research.microsoft.com/en-us/um/redmond/groups/cue/skinput/" target="_blank">SkinPut</a> e <a title="microsoft mobile surface" href="http://research.microsoft.com/en-us/projects/mobilesurface/" target="_blank">Mobile Surface</a>.</p>
<div id="attachment_1316" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/microsoft-skinput.jpg"><img class="size-medium wp-image-1316" title="SkinPut di Microsoft Research" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/microsoft-skinput-400x115.jpg" alt="SkinPut di Microsoft Research" width="400" height="115" /></a><p class="wp-caption-text">SkinPut di Microsoft Research</p></div>
<p>Il primo è un affascinante ricerca di Microsoft e di Carnegie Mellon University di Pittsburgh che tenta di trasformare il nostro stesso corpo in tastiera sensibile al tocco.</p>
<p>Il sistema usa &#8220;pico&#8221; proiettori (molto piccoli) per generare delle tastiere sulla mano o sul braccio dell&#8217;utente e cerca poi di capire quale &#8220;tasto&#8221; è stato premuto attraverso la rilevazione delle onde sonore a frequenza molto bassa che vengono generate toccando la pelle.</p>
<p> [C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://newton.logg.it/2010/03/13/skinput-e-surface-il-touchscscreen-ovunque/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Una fascia da portare sul braccio alloggia il proiettore e la batteria di sensori utili per generare lo schermo e per rilevare le onde del tocco. Il risultato è una modalità di selezione sempre disponibile sul corpo e molto affidabile: i sensori possono distinguere cinque diverse aree su mano o avanbraccio con l&#8217;accuratezza del 95,5% che è sufficiente per utilizzare molte applicazioni mobili secondo i ricercatori.</p>
<p>Il secondo progetto è un più &#8220;tradizionale&#8221; tentativo di portare l&#8217;interfaccia touch su superfici piane come tavoli e simili. Si tratta dello studio per portare l&#8217;interfaccia del sistema Surface in contesti accessibili senza la complessa attrezzatura hardware.</p>
<p>Il tutto si ottiene atraverso un piccolo proiettore posato su un piano che genera un&#8217;immagine: all&#8217;interno dell&#8217;area si può interagire con le dita proprio come sul multitouch vero e proprio.</p>
<div id="attachment_1317" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/microsoft-mobile-surface.jpg"><img class="size-full wp-image-1317" title="Mobile Surface di Microsoft Research" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/microsoft-mobile-surface.jpg" alt="Mobile Surface di Microsoft Research" width="400" height="250" /></a><p class="wp-caption-text">Mobile Surface di Microsoft Research</p></div>
<p>Microsoft è impegnata da molto tempo in progetti nell&#8217;area di ricerca delle interfacce naturali: le innovazioni più importanti sono uno dei piatti forti del TechFest 2010 di Redmond.</p>
<p>Per approfondimenti: <a title="zdnet" href="http://blogs.zdnet.com/emergingtech/?p=2146" target="_blank">ZDNet</a>, <a title="zdnet" href="http://blogs.zdnet.com/microsoft/?p=5435" target="_blank">ZDNet</a></p>


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		<title>Quando il cervello gioca a flipper</title>
		<link>http://newton.logg.it/2010/03/10/quando-il-cervello-gioca-a-flipper/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 11:41:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>samy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elettronica]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[cervello]]></category>
		<category><![CDATA[comando a distanza]]></category>
		<category><![CDATA[EEG]]></category>
		<category><![CDATA[flipper]]></category>
		<category><![CDATA[mente]]></category>

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		<description><![CDATA[Al CeBIT di Hannover è stato presentato un flipper comandato con la mente.
Berlin Brain-Computer Interface è un progetto impegnato a migliorare l&#8217;individuazione e la decodifica dei segnali cerebrali acquisiti da elettroencefalogramma (EEG). Per questo è stato sviluppato un nuovo sensore, che aiuti ad raggiungere una migliore comprensione del cervello e sviluppare l&#8217;analisi delle onde cerebrali.
Attività elettrica cerebrale viene registrata tramite l&#8217;EEG: grazie ad una cuffia gli elettrodi, collegati al cuoio capelluto, misurano i segnali elettrici del cervello. Questi segnali vengono amplificati e trasmessi al computer, che li trasforma in comandi di controllo del dispositivo.
Chi deve comandare l&#8217;apparecchio deve avere l&#8217;intenzione [<a href="http://newton.logg.it/2010/03/10/quando-il-cervello-gioca-a-flipper/">continua a leggere...</a>]


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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1304" class="wp-caption alignnone" style="width: 410px"><a href="http://newton.logg.it/files/2010/03/Flipper-Small.jpg"><img class="size-medium wp-image-1304" title="Attraverso l'EEG è possibile comadare il flipper" src="http://newton.logg.it/files/2010/03/Flipper-Small-400x266.jpg" alt="Attraverso l'EEG è possibile comadare il flipper" width="400" height="266" /></a><p class="wp-caption-text">Attraverso l&#39;EEG è possibile comadare il flipper</p></div>
<p>Al CeBIT di Hannover è stato presentato un flipper comandato con la mente.</p>
<p>Berlin Brain-Computer Interface è un progetto impegnato a migliorare l&#8217;individuazione e la decodifica dei segnali cerebrali acquisiti da elettroencefalogramma (EEG). Per questo è stato sviluppato un nuovo sensore, che aiuti ad raggiungere una migliore comprensione del cervello e sviluppare l&#8217;analisi delle onde cerebrali.</p>
<p>Attività elettrica cerebrale viene registrata tramite l&#8217;EEG: grazie ad una cuffia gli elettrodi, collegati al cuoio capelluto, misurano i segnali elettrici del cervello. Questi segnali vengono amplificati e trasmessi al computer, che li trasforma in comandi di controllo del dispositivo.</p>
<p>Chi deve comandare l&#8217;apparecchio deve avere l&#8217;intenzione di muovere una mano o un piede: lo strumento riesce a trasformare questi segnali in una scelta tra due opzioni.</p>
<p>Lo scopo ludico di comandare i pulsanti destro e sinistro di un flipper può trasformarsi quindi in una qualsiasi istruzione per un computer, per un mouse o per presidi medici per persone affette da amiotrofia o tetraplegia.</p>
<p>Al progetto Berlin Brain-Computer Interface partecipano il Politecnico di Berlino, il Machine Learning Laboratory, il Fraunhofer FIRST Institute, e il dipartimento di neurologia del Charité &#8211; Universitätsmedizin Berlin, con il finanziamento del ministero dell&#8217;educazione e della ricerca tedesco.</p>
<p>[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://newton.logg.it/2010/03/10/quando-il-cervello-gioca-a-flipper/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a></p>
<p>Per approfondimenti: <a title="BBCI" href="http://www.bbci.de/" target="_blank">BBCI</a></p>


<p>Related posts:<ol><li><a href='http://newton.logg.it/2010/01/24/fare-movimento-fa-bene-anche-al-cervello/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Fare movimento fa bene anche al cervello'>Fare movimento fa bene anche al cervello</a></li><li><a href='http://newton.logg.it/2010/05/08/funziona-la-ginnastica-mentale/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Funziona la ginnastica mentale?'>Funziona la ginnastica mentale?</a></li><li><a href='http://newton.logg.it/2009/11/28/ibm-ha-simulato-il-funzionamento-del-cervello-di-un-gatto/' rel='bookmark' title='Permanent Link: IBM ha simulato il funzionamento del cervello di un gatto'>IBM ha simulato il funzionamento del cervello di un gatto</a></li></ol></p>]]></content:encoded>
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