I 672 magneti distribuiti sul retro dello specchio secondario adattivo di LBT, durante l'assemblaggio presso il laboratorio dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri - da INAF

I 672 magneti distribuiti sul retro dello specchio secondario adattivo di LBT, durante l'assemblaggio presso il laboratorio dell'INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri - da INAF

Il Large Binocular Telescope (LBT) ha stupito gli stessi scienziati che lavorano con lui, riesce a fotografare lo spazio tre volte più nitidamente di quanto faccia Hubble.

LBT è un telescopio “terrestre” posizionato in Arizona e, grazie al suo nuovo sistema di ottiche adattive, può vedere attraverso le turbolenze prodotte dall’atmosfera terrestre meglio di quanto faccia il buon vecchio Hubble, lanciato nel 1990, che orbita da allora intorno alla Terra a circa 550 chilometri di quota.

Il First Light Adaptive Optics (FLAO) riesce a ridurre quasi totalmente i disturbi nelle immagini di oggetti celesti causati dalla turbolenza atmosferica, per restituire così immagini simili a quelle che potrebbero essere ottenute dallo spazio.

Lo specchio secondario, elemento principale del FLAO, ha un diametro di 91 cm, ed è parte integrante del telescopio e non un componente addizionale, come nel caso degli altri telescopi. Lo specchio è flessibile, grazie al suo spessore di 1,6 mm , così da poter subire piccole deformazioni della sua superficie, trasmesse da un tappeto di 672 piccoli magneti incollati dietro di esso. Il numero di questi magneti attuatori è molto maggiore di quelli installati in dispositivi simili oggi operativi, caratteristica che permette a questo sistema di raggiungere una flessibilità e precisione senza precedenti. A completare l’ottica adattiva di LBT c’è il sensore “a piramide” che individua le distorsioni della luce indotte dalla turbolenza atmosferica e deforma in tempo reale lo specchio secondario per annullarne così gli effetti negativi. Specchio che è in grado di compiere fino a 1000 aggiustamenti ogni secondo, con un’accuratezza impressionante, migliore di 10 milionesimi di millimetro.

Il sistema elettromeccanico di deformazione dello specchio secondario è stato ideato e sviluppato dal personale dell’Osservatorio Astrofisico di Arcetri dell’INAF, alla realizzazione del FLAO hanno collaborato il Mirror Lab e lo Steward Observatory dell’Università dell’Arizona e Microgate e ADS, aziende italiane che hanno realizzato i componenti elettronici e meccanici del sistema. 

“I risultati della prima notte di test sono stati così straordinari da farci pensare a un colpo di fortuna, ma nei giorni seguenti le ottiche adattive hanno sbalordito tutti noi restituendoci sempre immagini di un dettaglio stupefacente.” racconta Simone Esposito, astronomo dell’INAF-Osservatorio Astrofisico di Arcetri, presente all'”inaugurazione” dello scorso 25 maggio. “Non dimentichiamoci che questi risultati sono stati ottenuti con uno solo dei due specchi principali di LBT. Immaginate quale potrà essere il potenziale di LBT quando avremo le ottiche adattive installate su entrambi gli ‘occhi’ di LBT.”

Per approfondimenti: INAF