Il razzismo rende insensibili al dolore degli altri

Il razzismo rende insensibili al dolore degli altri

Una ricerca condotta di Università di Bologna e La Sapienza di Roma ha stabilito che chi ha forti pregiudizi razziali è incapace di “sentire” il dolore provato da chi è oggetto dei pregiudizi.

I ricercatori hanno sottoposto degli studenti, sia di origine italiana che africana, alla visione di filmati in cui delle mani venivano trafitte da aghi, nel contempo venivano valutate le variazioni della reattività corticospinale durante la stimolazione magnetica transcranica. I circuiti neuronali si attivano infatti non solo quando proviamo noi dolore, ma anche quando vediamo qualcuno che soffre, per la capacità umana di comprendere quello che provano gli altri, l’empatia.

La reazione dei ragazzi è stata proporzionale ai pregiudizi razziali dimostrati in test appositi, così che chi aveva più preconcetti dimostrava empatia nei confronti dei filmati in cui le mani corrispondevano per colore della pelle, mentre indifferenza per chi aveva un colore differente.

L’esperimento ha proposto delle immagini in cui le mani trafitte erano viola, in questo caso tutti i soggetti hanno dimostrato partecipazione alla sofferenza.

Questo significa, secondo i neuropsichiatri, che le persone dimostrano empatia quando il dolore è inflitto a persone che non rientrano in alcuna categoria soggetta a preconcetto razziale, nel caso preso in esame anche verso chi ha la pelle color viola.

“Questa reattività di base degli esseri umani implica l’empatia con il dolore degli estranei (ad esempio, un modello viola) se non c’è uno stereotipo che può essere applicato a loro”, ha detto Alessio Avenanti della Università di Bologna. “Tuttavia, i pregiudizi razziali possono sopprimere questa reattività empatica, che porta a una percezione disumanizzata dell’esperienza altrui.”

Per approfondimenti: Science Daily