Terzan 5 vista con il sistema ottico MAD al Very Large Telescope (VLT)
Terzan 5 vista con il sistema ottico MAD al Very Large Telescope (VLT)

Un gruppo di ricercatori del dipartimento di Astronomia dell’Università di Bologna ha scoperto che il sistema stellare Terzan 5 è un “fossile galattico”. Normalmente i sistemi sono costituiti da stelle composte in modo simile e dela stessa età, in questo caso le stelle sono formate da metalli diversi e con età molto diverse.
L’ipostesi è che sia quel che resta di un antico sistema proto-galattico molto piu` grande (500-1000 volte) di quello oggi osservabile e che 12 miliardi di anni fa si fuse insieme ad altri dando origine alla Via Lattea.

La scoperta di due diverse generazioni di stelle in Terzan 5 è stata resa possibile da una straordinaria immagine ottenuta con MAD, un prototipo di sistema ottico d’avanguardia montato in via sperimentale per alcuni mesi su uno dei telescopi più grandi del mondo, il Very Large Telescope (VLT), situato nel deserto del nord del Cile e gestito dall’Osservatorio Europeo del Sud (ESO).
Questo nuovo gioiello hi-tech, che osserva nell’infrarosso e corregge le distorsioni provocate dall’atmosfera terrestre (utilizzando le cosiddette ottiche adattive), è stato in grado non solo di penetrare la spessa coltre di nubi che oscura il cuore della nostra galassia, ma anche di produrre immagini di grandi dimensioni con una risoluzione (nitidezza) simile a quella che si può ottenere dallo spazio, molto migliore rispetto a tutte quelle ottenute prima, compreso quelle di Hubble. “Analizzando questa splendida immagine MAD” racconta Alessio Mucciarelli dell’UniBO “ci siamo accorti che in Terzan 5 c’erano almeno due distinte popolazioni di stelle: un gruppo più luminoso con un’età di circa 6 miliardi di anni, ed uno più numeroso e meno brillante, di 12 miliardi di anni.”

Finora Terzan 5 era catalogato come un comune ammasso globulare, cioè un insieme di centinaia di migliaia di stelle formatesi tutte nello stesso instante da un’unica nube di gas.
Ora contiene circa 2 milioni di stelle simili al nostro Sole, al momento della sua formazione poteva contenerne fino ad 1 miliardo. Questo gli ha permesso di trattenere al suo interno polveri, gas e metalli da cui sono potute scaturire, nel corso della sua evoluzione, generazioni successive di stelle.

“E` stato come se, nell’esaminare attentamente una roccia, ci fossimo accorti di avere sotto agli occhi il frammento fossile di un essere mastodontico, testimone di epoche remote e prezioso custode di segreti del passato” afferma Francesco Ferraro, Professore di Astrofisica Stellare del Dipartimento di Astronomia dell’Universita` di Bologna (UniBo) e responsabile del progetto.

La scoperta aggiunge un tassello importante al complesso puzzle della formazione della Via Lattea e delle altre galassie a spirale che popolano il nostro Universo. “Le evidenze raccolte dimostrano infatti che anche le regioni centrali delle spirali si sono originate dalla “fusione” di sistemi stellari distinti, ciascuno con una propria storia ed una propria evoluzione individuale. Naturalmente questa scoperta apre la caccia ad altri sistemi stellari “fossili” che potrebbero essere ancora nascosti nelle nubi impenetrabili del cuore della Via Lattea” afferma Michele Bellazzini, ricercatore dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).

Per approfondimenti: UniBo – Dipartimento di Astronomia