Diverse lingue

Diverse lingue

Per la prima volta il 12 e 14 novembre si incontreranno i maggiori esperti mondiali di lingue in pericolo.

Si tratta dell’”Endangered Languages Information and Infrastructure workshop”, organizzato all’Università dello Utah con i fondi della National Science Foundation, impegnata da tempo nel campo della salvaguardia.

“Una lingua non è fatta soltanto di parole e grammatica – spiega Anthony Aristar della Eastern Michigan University, uno degli atenei promotori dell’incontro – è una rete di storie che collegano tutte le persone che una volta usavano quella lingua, ha in sé tutte le cose che quelle persone facevano insieme e tutte le conoscenze che la comunità linguistica lasciava ai suoi discendenti. La morte di una lingua è come la morte di una specie, con essa si perde un anello della catena e tutto ciò che quella parte significava per il tutto”.

Al meeting si discuteranno i primi passi per una catalogazione delle lingue in pericolo e scomparse, in modo da rendere accessibile questo patrimonio attraverso un database online: un primo progetto della NSF è E-MELD.

“La linguistica è una delle discipline che studiano i nostri meccanismi cognitivi” – sostiene Lyle Campbell, dell’Università dello Utah – “ci mostra come funziona la nostra mente, come elabora le informazioni e stabilisce le connessioni. Se perdiamo, per esempio, il 50 per cento delle lingue dell’umanità, perderemo anche la stessa porzione di abilità cognitive. Sarebbe una tragedia immane”.

Ma perché è così importante il database? Per prima cosa perché potrà essere usato come fonte di informazioni per concentrare le risorse sulle lingue che maggiormante sono in pericolo. Poi – spiega Campbell – “Se preserveremo anche poche informazioni su un idioma estinto avremo le basi per ricostruire relazioni e connessioni andando indietro nel tempo di migliaia di anni, grazie anche allo studio congiunto con dati genetici e archeologici”.

L’estinzione delle lingue non è un fenomeno nuovo: si calcola che negli ultimi 500 anni si siano perse la metà delle lingue del mondo. Quello che è nuovo è la velocità in cui oggi sta accadendo: i linguisti prevedono che nei prossimi 100 anni circa il 90 per cento dei 7.000 idiomi del mondo non esisterà più.

“La saggezza dell’umanità è codificata nei linguaggi: una volta che una lingua muore anche la conoscenza correlata muore con essa” – sostiene Campbell. E allora ecco che il workshop e quindi il database sarà “il primo passo per mettere al sicuro quel che ci resta delle lingue a rischio” – conclude Aristar.

Per approfondimenti: ScienceDaily